Condanne confermate per l’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rfi, Mauro Moretti, e altri 11 imputati al processo d’appello-ter sulla strage ferroviaria di Viareggio (Lucca) che la notte del 29 giugno 2009 costò la vita a 32 persone.
Dopo circa due ore di camera di consiglio i giudici della seconda sezione della corte di appello di Firenze hanno accolto le richieste formulate nel marzo scorso dal pm Salvatore Giannino, già titolare delle indagini alla procura di Lucca, e dal pg Sergio Affronte. Confermata la condanna a 5 anni per Moretti.
Ribadite le pene, dai 6 ai 2 anni, anche per gli altri 11 imputati al processo d’appello ter. Tutte le condanne erano state inflitte nel precedente processo d’appello e poi annullate dalla Cassazione che aveva rinviato nuovamente il procedimento ai giudici di secondo grado del capoluogo toscano al solo fine di determinare la condanna in base alle attenuanti generiche.
Dopo la lettura del dispositivo soddisfatti i familiari delle vittime che non hanno perso un’udienza. Anche oggi hanno esposto sulla cancellata del palazzo di giustizia di Firenze striscioni per chiedere giustizia e maggiore sicurezza e le foto di coloro che morirono quella notte.
“È una sentenza giusta: la pena minima per la morte di 32 persone che pensavano di essere al sicuro nelle proprie abitazioni”, commenta Daniela Rombi, presidente dell’associazione ‘Il mondo che vorrei’ che riunisce i familiari delle 32 vittime. “La sentenza arriva dopo 16 anni e il tempo logora e sfinisce – aggiunge – Se gli imputati faranno ricorso in Cassazione vorrà dire che ritorneremo a Roma. Oggi siamo soddisfatti. Oggi è una buona giornata, per noi e per i nostri cari che non ci sono più”.
Mauro Moretti era in aula ad ascoltare la sentenza insieme a Michele Mario Elia e Mario Castaldo. L’ex ad di Ferrovie dello Stato e Rfi è uscito dal Palazzo di giustizia in silenzio. “Siamo delusi amareggiati per la sentenza – spiega l’avvocato Ambra Giovene, difensore di Moretti – Pacificamente ricorreremo in Cassazione, leggeremo le motivazioni ma è una sentenza che merita di essere di nuovo oggetto di Cassazione. Potevano non arrivarci e chiudere questo processo oggi, ma non è dipeso da noi. Hanno deciso così”.
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