Di cosa parliamo oggi quando parliamo di streetwear? Streetwear, letteralmente lo stile della strada, informale con radici culturali americane nella comunità afro e dilagato da un bel po’ di anni andando oltre quei confini, è ben più di uno stile. Sarebbe riduttivo pensare di definirlo perchè è un fenomeno trasversale poco catalogabile e soprattutto non statico, subisce influenze e le impone, in perenne evoluzione. E’ un modo di vestire certamente, con t-shirt oversize, felpe con cappuccio, le onnipresenti sneaker, i pantaloni jeans o felpati largo ossia baggy, cargo, i cappelli snapback con la visiera o quelli morbidi, i beanie. Ha una sua palette di colori vivaci, grafiche audaci e design non convenzionali.
Ma streetwear è un aspetto di una cultura (sottocultura secondo gli studiosi) impregnata soprattutto di rap music, skate, surf. L’urban culture con lo streetwear come stile è un movimento, che coinvolge l’arte (la streetart, i graffiti e la grafica), la fotografia, il design, la comunicazione e il marketing. In questo largo universo ci si ritrovano i giovani, dagli adolescenti ai trentenni, dalla generazione Z ai Millennials e, a differenza di altri stili, fa sentire parte di una comunità: stessi interessi, stessa musica, stessi brand – generalizzando naturalmente – da New York a Tokyo, da Londra a Milano. E’ anche un collante per i giovani delle seconde generazioni. Il web anche in questo globalizza. Ma la componente local è altrettanto importante. Espressione individuale, ribellione e creatività sono altrettante componenti.
Negli ultimi anni – osservano all’ANSA dal team di Kickit, un format apriprista sull’urban culture che fa tappa l’8 febbraio a Milano al parco esposizioni Novegro – lo streetwear è cambiato profondamente. Da stile legato alla strada, allo skate e alla musica, è diventato parte integrante della moda quotidiana.
In passato era fortemente basato sull’hype, ossia l’attesa collettiva di novità evento, con loghi molto visibili, collaborazioni limitate e prodotti difficili da reperire, spesso acquistati più per il loro valore simbolico che per essere realmente indossati. Con il tempo questo approccio si è progressivamente saturato, ci si è allontanati dagli abiti costosi e pieni di loghi, per concentrarsi su capi di migliore fattura invece che solo su “drop” ossia uscite e tendenze dettate dagli influencer. L’attenzione si sta spostando verso stili personali più sostenibili e curati, piuttosto che verso acquisti costanti e usa e getta, la tendenza si è spostata verso capi più comodi, funzionali e pensati per l’uso quotidiano.
Lo streetwear si è avvicinato molto allo sportswear, introducendo materiali tecnici e ispirazioni che arrivano dal running, dal basket e dall’outdoor. Il confine tra streetwear e abbigliamento sportivo è ormai sempre più sottile. È cambiato anche il modo di guardare ai brand: contano maggiormente la qualità dei capi, la scelta dei tessuti e la cura dei dettagli, non solo il nome o il logo. C’è un interesse crescente verso le novità, i brand emergenti e le realtà più piccole, capaci di proporre idee fresche e una visione più autentica.
In generale, oggi lo streetwear appare più semplice, meno appariscente e più personale, adattandosi meglio alla vita di tutti i giorni e ai gusti di un pubblico più ampio.
Ciò non toglie che parallelamente a questo la moda e lo streetwear si parlino molto da vicino: un punto di svolta è rappresentato dal fondatore e direttore creativo di Human Made, Nigo, che con il cantante e designer Pharrell Williams ha presentato a Parigi una collezione per il marchio di lusso Louis Vuitton e che proprio Human Made a novembre 2025 sia stato il brand protagonista della prima IPO dello streetwear. E il mercato mondiale è intorno ai 400 miliardi di dollari.
Poi ci sono i brand emergenti che nascono spesso sul web, rafforzano la loro community social, e mutuando suggestioni rap, riescono a definirsi come unici, autentici, artigianali e soprattutto creano quel senso di appartenenza che è la espressione fondamentale dello streetwear e rende questo stile diverso da quello consumato a colpi di fast-fashion. Alcuni casi di successo sono il lanciatissimo On my way , FiveFourFive (200mila follower un vero e proprio fenomeno tra la GenZ, tanto da conquistare anche il mercato statunitense, è nato nel 2020 da un’idea di Luca Santeramo, influencer, che ha saputo trasformare la sua community in un vero e proprio trampolino di lancio, 5mc2.lab (un brand che viene dal Molise e ha scalato il gradimento dei giovani), Formy Studio (fondato da Domenico Formichetti, e con t-shirt boxy curate nei dettagli, capi unici che vengono indossati da artisti e musicisti come Sfera Ebbasta, Travis Scott, Drake e molti altri) il popolare divention made in Germany.
Tra i marchi giovani ci sono Revenge, che dialoga con musica e moda in una visione di pura energia, Fr3nesia che nasce a Frascati nel 2020 come evoluzione artistica e personale di Flavio Paolo Angelucci unendo underground e streetwear, il romano Shot nato nell’autunno 2024 da due giovanissimi amici con la voglia di realizzare capi unici, fuori dagli schemi, Katerin che nasce dall’incontro tra gioielleria e musica, trasformando emozioni e storie personali in creazioni da indossare. Mentre tra gli storici resta sugli allori Propaganda, brand streetwear romano da anni vera icona della scena underground.
Citazione
“Lo streetwear si è evoluto, ora è un pilastro della moda”
Secondo il New York Times “lo streetwear, che è nato sull’espressione individuale e sulla sottocultura fai da te, piuttosto che sul branding di lusso, con il cambiamento in atto sta tornando alle sue radici autentiche”.
“Sebbene l’hype sia ormai svanito, lo streetwear è tutt’altro che morto”, osserva The Business of Fashion .
“Lo streetwear si è evoluto da una tendenza transitoria a un pilastro della moda a lungo termine”, afferma Highsnobiety.
Nel novembre 2025 le azioni di Human Made iniziano a essere scambiate a Tokyo, segnando una pietra miliare nell’evoluzione dello streetwear da tendenza subculturale a categoria di moda matura.
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Il nuovo streetwear in immagini
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Il nuovo streetwear: inclusivo, gender fluid, sostenibile
I trend dello streetwear
Crescente popolarità della fluidità e dell’inclusività di genere per aumentare la domanda di prodotti
La fluidità di genere e l’inclusività stanno guadagnando un’importanza significativa in tutto il mondo grazie al cambiamento culturale verso l’accettazione di lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer (LGBTQ) e della neutralità di genere. Inoltre, i consumatori cercano abiti che trascendano le tradizionali norme di genere, consentendo loro di esprimere la propria individualità in modo autentico. I marchi introducono nuovi design e marchi gender-neutral, rendendo l’abbigliamento casual accessibile a tutti i generi. Ad esempio, Lee, l’azienda storica di jeans iconici dal 1889, con sede nel Kansas, negli Stati Uniti, in collaborazione con Roaringwild, un marchio con sede in Cina, ha lanciato qualche anno fa la sua prima collezione di abbigliamento unisex, che comprende jeans cargo larghi, giacche da motociclista oversize, giacche da motociclista corte e felpe e t-shirt oversize. E così anche London Underground, il marchio inglese.
La crescente popolarità dei prodotti sostenibili aumenterà la quota di mercato globale dello streetwear
La popolarità dei prodotti sostenibili sta aumentando in modo significativo grazie alla crescente consapevolezza delle problematiche ambientali e alla consapevolezza ambientale tra i consumatori. I consumatori attenti all’ambiente solitamente preferiscono i marchi che dimostrano un impegno verso la tutela ambientale e la responsabilità sociale. Inoltre, la crescente domanda di prodotti eco-compatibili tra le persone attente all’ambiente stimola la domanda di prodotti sostenibili. Numerosi attori internazionali stanno inoltre lanciando prodotti sostenibili per soddisfare la crescente domanda di abbigliamento eco-compatibile. Ad esempio, a marzo 2022, Unless, un marchio di abbigliamento casual con sede in Oregon, Stati Uniti, ha lanciato la sua nuova collezione SS22, che include una felpa con cappuccio biodegradabile,100% di origine vegetale e completamente biodegradabile.
Collaborazioni in aumento e domanda crescente di prodotti esclusivi per favorire l’espansione del mercato
Il crescente numero di collaborazioni con celebrità, stilisti e marchi sta incrementando la domanda di abbigliamento casual. Inoltre, le collaborazioni danno vita a edizioni limitate e introducono nuovi design e concept, aumentando così la domanda di prodotti. Diversi importanti player stanno sfruttando le collaborazioni per raggiungere nuovi pubblici, entrare in mercati di nicchia e differenziarsi in un panorama competitivo.
Tra le criticità
La popolarità dell’abbigliamento casual lo ha reso un bersaglio significativo per i contraffattori, con conseguente produzione e distribuzione su larga scala di prodotti contraffatti. Inoltre, la contraffazione erode la fiducia dei consumatori, diminuisce il valore percepito dei prodotti autentici e mina l’integrità del marchio. Inoltre, la crescente domanda e disponibilità di abbigliamento casual contraffatto ostacola la crescita del mercato dello streetwear. Secondo l’Agenzia dell’Unione Europea per la Cooperazione tra le Forze dell’Ordine (EUROPOL), un’agenzia governativa, tra marzo e dicembre 2022 sono stati sequestrati oltre 19.56.607 capi di abbigliamento, scarpe streetwear e indumenti contraffatti per un valore di circa 93,72 milioni di dollari (87 milioni di euro), con 258 marchi contraffatti.
Il numero di rivenditori di moda e abbigliamento che vendono prodotti contraffatti è in aumento significativo. Ad esempio, nel marzo 2022, Stussy, un marchio di abbigliamento casual con sede in California, ha intentato una causa contro Shein, il rivenditore di fast fashion con sede in Cina, per vendita di prodotti contraffatti.
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Streetwear, un mercato globale da 400 miliardi di dollari
E’ datato 12 gennaio 2026 il report di Fortune Business Insight proprio sul mercato globale dello streetwear che fa la fotografia del lato economico di questa cultura. Innanzitutto in generale è un settore che è valutato a 397,97 miliardi di dollari nel 2026 e si prevede che raggiungerà i 734,05 miliardi di dollari entro il 2034, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 7,95% durante il periodo di previsione. L’area Asia-Pacifico ha dominato il mercato dello streetwear con una quota di mercato del 36,33% nel 2025.
Punti salienti per paese:
Stati Uniti: il mercato è trainato dall’influenza della cultura hip-hop, dalla forte domanda di sneaker e dalle crescenti collaborazioni in edizione limitata; si prevede che raggiungerà i 102,61 miliardi di dollari entro il 2032.
Giappone: lo streetwear resta radicato nei movimenti sottoculturali, con marchi come BAPE e Undercover che fondono l’alta moda con l’espressione urbana.
Cina: le rapide collaborazioni tra marchi, l’ascesa dei marchi streetwear locali e l’integrazione culturale occidentale alimentano l’adozione dello streetwear tra i consumatori della Generazione Z.
Regno Unito: il crescente interesse per i design nostalgici e di ispirazione vintage e l’ascesa delle collezioni unisex favoriscono una costante espansione del mercato.
Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita: l’ascesa dei giovani attenti alla moda, lo sviluppo economico e le collaborazioni con lo streetwear di lusso stanno ampliando la base di consumatori nei principali centri commerciali di lusso.
Il mercato più grande per lo streetwear è quello asiatico: si prevede che il mercato giapponese raggiungerà i 33,54 miliardi di dollari entro il 2026, quello cinese i 51,9 miliardi di dollari entro il 2026 e quello indiano i 26,07 miliardi di dollari entro il 2026. Il Nord America è il secondo mercato più grande e si prevede che il mercato statunitense raggiungerà i 62,3 miliardi di dollari entro il 2026. L’Europa è il terzo mercato più grande. Si prevede che il mercato del Regno Unito raggiungerà i 15,95 miliardi di dollari entro il 2026, mentre quello della Germania raggiungerà i 19,64 miliardi di dollari entro il 2026, mentre quello della Francia dovrebbe raggiungere i 18,13 miliardi di dollari nel 2025.
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Street culture all’italiana, la community di Kickit
In Italia, Kickit, nato nel 2018, è oggi un punto di riferimento nazionale per la street culture, un evento che negli anni è cresciuto diventando uno spazio riconosciuto da giovani, appassionati e professionisti come luogo di creatività, relazione, espressione e condivisione. Ha attraversato alcune delle principali città italiane tra cui Milano, Napoli, Firenze, Bari, Venezia, Bologna e Torino contribuendo a diffondere la street culture su tutto il territorio e adattandosi ai diversi contesti urbani con la particolarità che i partecipanti non sono solo spettatori, ma parte attiva dell’evento.
Coinvolge collezionisti e appassionati, brand emergenti, artisti, creativi e professionisti, dà voce a una comunità giovane e vitale, fatta di energia, sogni e condivisione: ragazzi che imparano, sperimentano, si esprimono, cercano il proprio percorso e scoprono nuove passioni attraverso il confronto diretto. Nel tempo è diventato anche un luogo di intrattenimento trasversale, aperto a persone di tutte le età, favorendo un ambiente inclusivo, dove generazioni diverse possono incontrarsi, condividere esperienze e sentirsi parte di una comunità viva.
I workshop rappresentano uno degli elementi centrali dell’esperienza Kickit: creano un ponte tra formazione e realtà, favorendo collaborazione, ascolto e nuove opportunità. Una delle tendenze è rappresentata da brand artigianali e di piccole dimensioni capaci però di intercettare la comunità street, tra cui Revenge, Fr3nesia, Katerin.
L’8 febbraio 2026 fa tappa a Milano al parco esposizioni Novegro
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Social media e K-pop dettano legge nello streetwear
Tra le direzioni più importanti che sta prendendo lo streetwear ci sono l’influenza K-pop e di tutto il mondo asiatico e i trend suggeriti dai social media
Il cambiamento in atto tra trend guidati dai social media e l’influenza K-pop
Lo streetwear ha origine dalla cultura urbana e di strada. Trae tipicamente ispirazione dalla musica hip-hop, dalla cultura skate e surf, dallo sport, dal rock, ma recentemente ha avuto una ulteriore evoluzione per le forti influenze culturali del K-pop della cultura hip-hop di paesi come Cina, Corea del Sud e Giappone. dall’alta moda, dal k-pop e dai supereroi. Per prodotto, nel 2026 la quota maggiore è stata detenuta dall’abbigliamento, grazie alle diffuse collaborazioni con celebrità, all’espansione delle collezioni unisex e alla preferenza dei consumatori per silhouette oversize e casual.
Secondo un recente sondaggio dell’istituto di ricerca YouGov il ruolo delle comunità è fondamentale nella scena culturale dello streetwear.
Un intervistato su cinque (19%) ha indicato la propria comunità locale come la principale fonte di ispirazione per il proprio stile streetwear, superando l’influenza degli influencer (17%) e degli artisti musicali (16%). Questo dato segna un allontanamento dalle tendenze dettate dalle celebrità, dimostrando che la moda streetwear sia sempre più legata all’espressione individuale ed alla dimensione locale. Ciò è particolarmente evidente in città come Varsavia (27%) e Parigi (27%), dove le statistiche dimostrano che lo streetwear legato alle comunità del posto si è affermato come una potente fonte di ispirazione.
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Le 10 aziende top nel mondo per il mercato streetwear
Le città che ispirano la scena streetwear
I dati rivelano inoltre che Londra è la città più influente per lo streetwear, scelta dal 19% degli intervistati, seguita da Berlino (11%) e Parigi (9%), confermando il ruolo chiave delle capitali simbolo nel plasmare la scena streetwear. Tuttavia, le influenze locali risultano forti anche in città come Amsterdam (17%) ed Anversa (9%), dove gli abitanti hanno espresso il maggior apprezzamento per le proprie realtà urbane come fonti di ispirazione.
Le 10 aziende streetwear top nel mondo (Source: https://www.fortunebusinessinsights.com/streetwear-market-110565)
Nike (U.S)
Supreme (U.S.)
Stussy (U.S.)
BAPE (Japan)
Adidas (Germany)
Off-White (Italy)
Vetements (Switzerland)
Palace (U.K.)
RoaringWild (China)
Undercover (Japan)
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