Ridevano quando dicevano, tra le altre cose, che sarebbe rimasto “paralizzato” e che speravano morisse, con una “ilarità” che dimostra tutta la loro “disumana indifferenza”.
E non basta perché, come risulta dagli atti e soprattutto dalle intercettazioni, erano anche pronti a “cimentarsi nuovamente”, scrive la gip, nello “sfogare” quella loro violenza “gratuita” per portarsi a casa la prossima volta più di una banconota da 50 euro. E di quei propositi di altre violenze in stile ‘arancia meccanica’ ne parlavano tra loro, coi poliziotti a pochi metri di distanza che li registravano. E’ un altro dettaglio che emerge dalle indagini sulla brutale aggressione in strada del 12 ottobre scorso nella zona della movida a Milano, vicino a Corso Como, ai danni di uno studente della Bocconi di 22 anni che, come scrivono i magistrati, è “rimasto paraplegico”. Inchiesta, condotta dalla Polizia e coordinata dal pm Andrea Zanoncelli, che ha portato in carcere tre 17enni e due 18enni, tutti residenti a Monza, un paio con piccoli precedenti di polizia e tutti inseriti in contesti familiari apparentemente normali. Abituati, però, si legge nelle ordinanze cautelari, a “muoversi” in “branco”, molto “pericolosi” e “indifferenti” di fronte alla sofferenza causata.
“La violenza minorile fa segnare una recrudescenza in termini di numeri, ma anche come efferatezza degli episodi”, ha commentato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Intanto, mentre i due maggiorenni, tra cui colui che ha inferto le due coltellate allo studente provocandogli lesioni polmonari e spinali, saranno interrogati venerdì dalla giudice Chiara Valori, si può calcolare che per le imputazioni rischiano condanne fino a 20 anni di reclusione. Pene che in abbreviato potrebbero scendere fino a 14 anni o poco meno in caso di rito abbreviato. Nel procedimento minorile, invece, le pene sono ovviamente più basse. A tutti e cinque, oltre alla rapina, viene imputato il tentato omicidio. Non solo a chi ha sferrato materialmente quei fendenti, ma anche all’altro 18enne che faceva da “palo” per coprire l’azione, e ai tre 17enni che hanno sferrato calci e pugni.
Concorso “morale” anche per loro per aver “rafforzato” il tentativo di uccidere. Il tutto con quattro aggravanti, tra cui la “condizione di sopraffazione”. “Eh raga, però io voglio mettere la storia (…) io anche voglio vedere il video, voglio vedere se ho picchiato forte (…) domani schiatta e ti danno omicidio (…) speriamo bro, almeno non parla (…) io gli stacco tutti i cavi”, sono solo alcune delle frasi pronunciate dai ragazzi e contenute in decine di intercettazioni ambientali riportate negli atti, captate il 29 ottobre, dopo che erano stati portati in Questura a seguito di perquisizioni. Sono inquietanti confessioni, in pratica, e ci sono dialoghi pure su ipotetiche versioni di comodo o su possibili strategie per “imbonirsi i giudici”, così dicevano. “La prossima volta ci bardiamo”, esclamava uno dei minori. E commentavano, si legge ancora negli atti, “sarcasticamente che una rapina da 50 euro non è degna di una così alta attenzione” e puntavano allora a cifre più alte. Nelle carte anche le testimonianze di due ragazze, che hanno visto lo studente a terra insanguinato, dopo che il gruppo era scappato. “E’ andato a nascondersi sotto un ponteggio, era molto spaventato”, il racconto a verbale. Il 22enne, invece, non ricorda nulla. Solo che quella notte era andato a ballare. “Ho solo alcuni flash – ha detto – e riguardano qualche ora prima dell’ingresso in discoteca”.
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