Con “il picco di investimenti Pnrr che raggiungono i 9,3 miliardi, tre in più dell’anno precedente”, il Sud, nel 2026 – stima Svimez – “dovrebbe confermare un tasso di crescita superiore a quello del Centro-Nord, +0,8%”. E’ del + 0,7% la crescita attesa nel resto del Paese, sostenuta anche in questo caso da una accelerazione degli investimenti del Pnrr con “un incremento di circa due miliardi”. +0,7% anche la crescita attesa per il Pil dell’Italia.
Per il 2027, esaurito il Pnrr – avverte Svimez – nel Sud la crescita “dovrebbe dimezzarsi (+0,4%) e risultare, diversamente dal quinquennio precedente, sia pur di poco, inferiore a quello del Centro-Nord (+0,5%)”; +0,5%, due decimi in meno dell’anno precedente, anche la stima per il Paese.
Nel 2026, rileva Svimez, con il consueto aggiornamento in estate delle previsioni, gli investimenti restano “la componente più dinamica ella domanda”, mentre sono “deboli i consumi e soprattutto le esportazioni”. Prosegue un recupero del reddito reale delle famiglie, dal 2022, “ma in misura modesta causa l’impennata dell’inflazione”: la variazione della spesa complessiva delle famiglie “non dovrebbe comunque discostarsi in maniera apprezzabile” (+0,8% al Sud, +0,9% al Centro-Nord) rispetto al 2025. L’effetto dell’accelerazione in dirittura d’arrivo degli investimenti del Pnrr è “ben visibile, in primo luogo, nell’accelerazione delle spese in costruzioni”, vista al +6,2% al Sud ed al +4,6% nel Centro-Nord. Sulle stime per il 2027 pesa “il propgressivo decalage delle misure legate al Pnrr” che nel Mezzogiorno “fa prdere slancio al processo di accumulazione complessivo in misura ben più ampia del resto del Paese”. Il reddito disponibile è visto in aumento più dell’inflazione, in calo, ma “continua a poggiare maggiormente sull’espansione dell’occupazione che sull’aumento delle retribuzioni ordinarie, ostacolando un progresso più robusto nel potere di acquisto delle famiglie”. E’ uno scenario, avverte Svimez, che “si ripete sostanzialmente nel 2028”, quando la “principale modifica” attesa è quella di una ripresa della domanda mondiale: per quell’anno il Pil è visto in crescita del +0.9% nel Centro-Nord ed al +0,5% al Sud, con un gap “in misura più ampia dell’anno precedente”.
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