Taglia da 10 milioni sui leader. Ma il regime sfida gli Usa in piazza – Notizie – Ansa.it

Taglia da 10 milioni sui leader. Ma il regime sfida gli Usa in piazza – Notizie – Ansa.it


Resta ancora invisibile la nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei. A parte un messaggio scritto letto da una speaker in tv, il nuovo nemico numero uno di Stati Uniti e Israele non si è ancora mostrato in pubblico dal giorno della sua nomina, tantomeno dal giorno in cui un raid israelo-americano all’inizio della guerra ha ucciso suo padre Ali e ferito lui stesso. “E’ spaventato, è ferito, è in fuga” e “probabilmente sfigurato”, ha detto il capo del Pentagono Pete Hegseth, secondo cui la nuova leadership iraniana è “disperata e nascosta”. “Si sono rifugiati sottoterra, rannicchiati. Come i topi”, ha infierito il segretario alla Difesa chiedendosi “chi è al comando? Forse nemmeno l’Iran lo sa”. Tanto che Washington ha deciso di offrire una ricompensa da 10 milioni di dollari a chi fornisca informazioni utili sulla Guida Suprema e altre figure di spicco della Repubblica islamica. A partire dal nuovo uomo forte dell’Iran, Ali Larijani, capo del consiglio per la sicurezza nazionale, il consigliere militare di Khamenei, Yahya Rahim Safavi, il ministro dell’Interno Eskandar Momeni e il ministro dell’Intelligence Esmail Khatib.

A Teheran però vogliono che sia chiaro chi comanda. E quella parte di apparato del regime scampato finora alle bombe ha sfidato spie, telecamere e bombe del nemico mostrandosi in strada in occasione della Giornata di Quds, l’annuale ‘giornata di Gerusalemme’ istituita in solidarietà con i palestinesi e contro l’occupazione israeliana della città santa. “Signor Hegseth! I nostri leader sono stati, e sono tuttora, tra la gente. Ma i vostri leader? Sull’isola di Epstein!”, ha replicato sferzante su X lo stesso Larijani, in prima fila nonostante la taglia che ormai pende sulla sua testa tra i manifestanti che scandivano slogan contro Donald Trump e Benyamin Netanyahu calpestando i loro ritratti.

In piazza si sono fatti vedere a volto scoperto anche il presidente Masoud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e altri ancora, anche quando le bombe cadevano sulla capitale iraniana, a pochi passi dal corteo. Secondo l’emittente statale Press Tv, una donna è morta dopo essere stata colpita dalle schegge dell’attacco. “Gli iraniani resteranno sempre saldi e non si piegheranno mai di fronte ad attacchi codardi. La reazione dei manifestanti al bombardamento di Teheran di oggi è un incubo per gli aggressori”, ha commentato il capo della diplomazia iraniana su X, postando il video della folla inferocita che inneggiava ad Allah e al defunto Ali Khamenei davanti alla colonna di fumo nero causato dal raid. “Il problema di Trump – ha rincarato Larijani alla tv di Stato – è che non capisce che il popolo iraniano è una nazione coraggiosa, una nazione forte e determinata: più aumenterà la pressione, più la determinazione degli iraniani si rafforzerà”.

E mentre si moltiplicano le speculazioni sulle reali condizioni di salute del nuovo ayatollah Khamenei, anche i Guardiani della Rivoluzione vogliono mettere in chiaro il loro potere. E minacciano: eventuali proteste di piazza aizzate dal nemico riceveranno “una risposta ancora più devastante di quella dell’8 gennaio”. Quando la repressione dei pasdaran causò migliaia di morti. 

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