Tajani conferma che andrà al Board of Peace, anche Berlino invia un osservatore – Notizie – Ansa.it

Tajani conferma che andrà al Board of Peace, anche Berlino invia un osservatore – Notizie – Ansa.it


Il Board of Peace continua a dividere i 27. La Francia, nel corso della riunione dei rappresentanti permanenti presso l’Ue (Coreper), ha espresso infatti “critiche molto esplicite” alla Commissione per la decisione di partecipare alla riunione di domani, inviando in rappresentanza, come osservatrice, la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica. In particolare, Parigi si è lamentata per la procedura, dato che l’esecutivo blustellato non ha chiesto il mandato formale del Consiglio (e i trattati non le assegnano alcuna competenza al riguardo). Ma tant’è. Anche perché in tutto questo pure Berlino ha deciso di esserci, seppure con un alto funzionario del ministero degli Esteri (non Johann Wadephul, quindi).

Palazzo Barlyamont, al mini processo intentato dalla Francia, sostenuta da “una manciata” di Stati membri, ha però ribattuto che questa “è l’unica strada credibile per influenzare il processo di pace in Medio Oriente”. Una linea condivisa anche dall’Italia. Il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, confermando che sarà lui ad andare a Washington, ha sottolineato che serve “essere presenti nel momento in cui si parla e si prendono le decisioni per la ricostruzione di Gaza e sul futuro della Palestina”. “L’Italia – ha rimarcato da Tirana – è protagonista nell’area del Mediterraneo: non possiamo non essere parte di una strategia che dovrà vederci ancora in prima linea, ascoltare cosa si sta facendo”. Per come si stanno mettendo le cose, d’altra parte, Roma non sarà appunto sola soletta: stando a quanto si apprende a Bruxelles sulla base d’informazioni informali, ormai 14 Paesi dell’Ue invieranno un rappresentante alla prima riunione della creatura geopolitica di Donald Trump. Con varie sfumature d’importanza. Si parte con Romania e Ungheria, che parteciperanno al livello di capo di stato e di governo con Orban che ha già aderito formalmente al Board (così come la Bulgaria che però per problemi interni invierà un rappresentante). Seguono, ma come osservatori, l’Italia e la Repubblica Ceca con i vice premier-ministri degli Esteri. Stesso ruolo per Cipro che invierà il suo capo della diplomazia e la Grecia con il viceministro. La Polonia sarà rappresentata dal consigliere della presidenza della Repubblica. Ci saranno poi anche Slovacchia e Croazia. Infine, l’Olanda, la Finlandia e l’Austria che potrebbero invece inviare i loro ambasciatori negli Stati Uniti. Ultimo arrivato, appunto, la Germania. Tra gli extra europei (ma con la tessera del G7 in tasca), spicca il Giappone, che potrebbe optare per l’assistente speciale del ministro degli Esteri. Tuttavia, sottolineano le fonti, sono dettagli suscettibili di cambiamenti sino all’ultimo minuto, poiché la situazione resta politicamente sensibile. “La decisione di non aderire al Consiglio di Pace (Board of Peace) in qualità di membro non influisce sul nostro costante impegno a favore del successo del Piano di Pace in linea con la risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, si legge in un non-paper del Servizio di Azione Esterna (Seae-Eeas) della Commissione Europea distribuito agli Stati membri in vista del Consiglio Affari Esteri della prossima settimana, visto dall’ANSA. “L’Ue sta collaborando con le strutture di governance transitorie di recente istituzione per Gaza e sta inoltre valutando la possibilità di fornire sostegno al Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza”, si prosegue. Insomma, il Board di Trump è pieno di pecche ma ignorarlo del tutto potrebbe rivelarsi controproducente, perlomeno in questa fase.

Casa Bianca: spiacevole che il Vaticano non partecipi al Board of Peace

Il Board of peace “è una organizzazione legittima”: lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt nel briefing con la stampa, definendo “profondamente spiacevole” la decisione del Vaticano di non partecipare domani alla sua prima riunione su Gaza “perchè la pace non dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa”.

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