Un attacco frontale al primo papa americano della storia. Un Donald Trump senza freni si è scagliato contro Leone XIV. “Non sono un suo grande fan”: è un “debole e pessimo nella politica estera. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”, ha tuonato nella notte fra domenica e lunedì in un lungo post su Truth. La replica non si è fatta attendere: “Non mi fa paura” e “non voglio aprire un dibattito”, ha detto Prevost ai giornalisti sbarcando in Algeria, nel suo viaggio in Africa.
“Non sono un politico: smettiamola con le guerre!”, ha spiegato il pontefice ricordando di parlare “del Vangelo: continuerò a farlo ad alta voce” contro i conflitti. Parole shock quelle del presidente americano che da giorni va a ruota libera, frustato per un conflitto che gli sta sfuggendo di mano e non riesce a risolvere, mettendo a rischio le ormai prossime Midterm. “Non c’è nulla di cui scusarsi”, il papa “ha detto cose che sono sbagliate”, ha insistito qualche ora dopo The Donald negando un passo indietro. Leone XIV è “debole sulla criminalità”, ha poi accusato riferendosi ai migranti. E “non gli piace quello che stiamo facendo sull’Iran. Ma l’Iran vuole essere un Paese con l’arma nucleare e sterminare il mondo. Non accadrà”, ha incalzato in un vero e proprio show improvvisato alla Casa Bianca per sponsorizzare la sua proposta di abolizione delle tasse sulle mance. Un palco che gli è apparso come l’occasione giusta per tornare sulla bufera scatenata nella notte.
Nei giorni scorsi Leone ha criticato il presidente per i suoi commenti sull’Iran, definendo “inaccettabile” la minaccia di Trump di distruggere un’intera civiltà e invocando a gran voce la pace in Medio Oriente. Durante la domenica delle Palme, il papa ha anche esortato a non usare Dio per giustificare la guerra. Parole apparse dirette al capo del Pentagono Pete Hegseth e alle sue ripetute citazioni cattoliche e di fede per spiegare la guerra in Medio Oriente. Teheran però è solo l’ultimo dei fronti che da mesi vedono contrapporsi Trump e Leone. I primi screzi sono stati sulla stretta della Casa Bianca all’immigrazione, fatta di raid nelle maggiori città americane, anche nella Chicago di Robert Prevost.
Il presidente aveva incassato senza rispondere. Sull’Iran però non ha resistito, complice anche la difficoltà di trovare una via di uscita. Poco dopo la veglia di preghiera tenuta nella basilica vaticana di San Pietro nelle stesse ore in cui Stati Uniti e Iran stavano tenendo colloqui di pace, poi falliti in Pakistan, Trump ha dato sfogo a tutta la sua rabbia contro il papa su Truth. “Non voglio un papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela”, ha scritto. “Non voglio un Papa che critichi il presidente americano perché sto facendo esattamente quello per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia. Preferisco di gran lunga suo fratello Louis che ha capito tutto”, ha osservato Trump. Il duro post è stato seguito dalla pubblicazione di un’immagine creata con l’intelligenza artificiale di Trump-Messia, successivamente rimossa dopo la pioggia di critiche. “L’ho postata io. Ero un medico che faceva del bene agli altri”, ha spiegato puntando il dito contro le fake news responsabili di aver creato un caso inesistente.
Le spiegazioni però non hanno sortito l’effetto sperato e non sono riuscite a placare la valanga di polemiche scatenate dal suo post contro il Papa. “Condanniamo l’insulto” rivolto a papa Leone XIV, ha commentato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. “Sono affranto per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie sul Santo Padre”, ha invece sottolineato l’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense. Condanne e critiche liquidate in modo secco da Trump.
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