Trump: ‘Chi non ci aiuta prenda da solo il petrolio a Hormuz’ – Notizie – Ansa.it

Trump: ‘Chi non ci aiuta prenda da solo il petrolio a Hormuz’ – Notizie – Ansa.it


“La parte difficile è fatta”: ora “fatevi coraggio e andate a procurarvi da soli il petrolio” nello Stretto di Hormuz, “dovete imparare a combattere da soli”. La rabbia di Donald Trump contro gli alleati cresce con il passare dei giorni. Mentre valuta la possibilità di mettere fine alla guerra anche senza la riapertura dell’importante passaggio, il presidente punta il dito prima contro il Regno Unito “che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran”, e poi contro la Francia, colpevole di non aver “permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il proprio territorio”. L’accusa ha colto di sorpresa Parigi. “Non abbiamo cambiato quella che è stata la nostra posizione fin dall’inizio”, hanno riferito fonti dell’Eliseo, dicendosi “stupite” dal messaggio di Trump sul suo social Truth. Il riferimento del commander-in-chief – spiegano alcune fonti alla Reuters – è alla decisione presa da Parigi nel fine settimana di non permettere a Israele di utilizzare il suo spazio aereo per trasportare armi americane da impiegare nella guerra contro l’Iran. Per Parigi è il primo ‘no’ dall’inizio del conflitto, e si va ad aggiungere alla chiusura della Spagna e alla posizione esitante del Regno Unito di Keir Starmer. L’ennesimo attacco frontale di Trump agli alleati accompagna i bombardamenti incessanti contro l’Iran, fra gli ultimi quello contro un deposito di munizioni a Isfahan, una delle aree che potrebbero finire nel mirino di una possibile operazione di terra americana per cercare di recuperare l’uranio sepolto dopo gli attacchi dello scorso giugno.

“I prossimi giorni saranno decisivi”, ha spiegato il capo del Pentagono Pete Hegseth, appena rientrato da una missione in Medio Oriente per incontrare le truppe dell’operazione Epic Fury. “Nelle ultime 24 ore l’Iran ha lanciato il numero più basso di missili e droni”, ha aggiunto. I 32 giorni di bombardamenti hanno indebolito l’arsenale a disposizione ma Teheran continua a rispondere: un suo missile ha colpito una petroliera del Kuwait nel porto di Dubai e dal primo aprile – ha minacciato – nel mirino ci saranno anche le aziende americane nell’area. Sul fronte della diplomazia ancora non è chiaro se Trump invierà il vicepresidente JD Vance e l’inviato Steve Witkoff in Pakistan per un incontro.

“Non posso dirlo, non posso svelare i piani”, ha detto laconicamente il presidente con il New York Post. Intanto Islamabad insieme a Pechino ha presentato un piano di pace in cinque punti che prevede, fra l’altro, un cessate il fuoco immediato, lo stop degli attacchi contro i civili e obiettivi non militari e il rapido ripristino del “passaggio sicuro per le navi civili e commerciali” nello Stretto di Hormuz. Al passaggio cruciale per il petrolio mondiale guarda l’Europa, i paesi del Golfo e Trump. Il commander-in-chief ha confidato ai suoi consiglieri di essere pronto a mettere fine all’operazione contro l’Iran anche se lo Stretto di Hormuz dovesse restare in gran parte chiuso. Il presidente – riporta il Wall Street Journal – sarebbe infatti arrivato alla conclusione che la missione per sbloccare Hormuz spingerebbe la tempistica della guerra oltre le 4-6 settimane stabilite. Un limite che Trump non sembra essere intenzionato a superare nell’anno elettorale e mentre gli americani si trovano a fare i conti con un prezzo della benzina ai massimi dal 2022. La possibilità che il presidente esca dal conflitto mette le ali alle borse (Wall Street arriva a guadagnare il 3%) e fa calare il petrolio. Gli osservatori però sono critici e notano come Trump ormai all’angolo preferisca “non perdere” invece che “vincere”. Tina Brown, l’ex direttrice di The New Yorker e Vanity fair, ha definito il presidente il “master of disaster”: “quando gli Stati Uniti si ritireranno dichiarando vittoria, inizieranno i veri guai per la regione”. Ancora più dure le parole di Richard Hass, ex diplomatico e presidente emerito del Council of Foreign Relations: “adottare la politica dell’abbiamo rotto noi, ora è vostro’ che, come il Wall Street Journal riporta, l’amministrazione Trump sta valutando farebbe a brandelli la reputazione” degli Stati Uniti e le loro “relazioni, consegnando all’Iran una grande vittoria strategica”.

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