Continua il braccio di ferro tra Donald Trump e Harvard: l’amministrazione Usa ha fatto causa accusando di antisemitismo il più famoso ateneo d’America dove, secondo il governo, sarebbero stati violati i diritti civili di ebrei e israeliani.
Sono mesi che la Casa Bianca indaga su Harvard, divenuta il bersaglio di una campagna lanciata l’anno scorso con un pressing sull’ateneo più ricco e illustre di tutti gli Stati Uniti per riformare in senso ‘anti-woke’ il sistema dell’istruzione superiore. L’azione legale segna un’escalation dello scontro, in corso da un anno, tra il governo e la prestigiosa università della Ivy League. Sei mesi fa una giudice di Boston aveva bloccato un primo tentativo dell’amministrazione di revocare i finanziamenti federali alla ricerca concessi da Washington all’ateneo. La denuncia, presentata presso il tribunale federale distrettuale di Boston, si inserisce in un tentativo delle parti di arrivare a un accordo extragiudiziario che sembrava arrivato in porto a settembre. L’amministrazione afferma che Harvard “ha chiuso un occhio di fronte all’antisemitismo e alla discriminazione contro ebrei e israeliani” applicando rigidamente le proprie politiche contro altre forme di discriminazione e consentendo ai manifestanti anti-Israele di violare le regole “in totale impunità” dopo la guerra a Gaza.
Vaste proteste studentesche erano scoppiate nella primavera del 2024 nei campus di numerose università ma Harvard, che era stata tra le più misurate, è diventata il capro espiatorio: “Anziché arrestare gli studenti o anche solo porre tempestivamente fine all’occupazione in violazione delle regole dell’università, Harvard li ha nutriti”, si legge nella denuncia, in cui si aggiunge che membri del corpo insegnante “portavano agli studenti burritos per cena” e “davano loro caramelle”. Affermando che Harvard non è riuscita a proteggere gli studenti ebrei e israeliani da gravi forme di molestia, si spiega dunque che l’azione legale serve a obbligare Harvard a restituire miliardi di dollari di fondi pubblici “concessi a un’istituzione discriminatoria”.
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