Trump fa causa al Wsj e a Murdoch per il caso Epstein, vuole almeno 10 miliardi di dollari – Notizie – Ansa.it

Trump fa causa al Wsj e a Murdoch per il caso Epstein, vuole almeno 10 miliardi di dollari – Notizie – Ansa.it


Donald Trump come promesso fa causa al Wall Street Journal e Rupert Murdoch per diffamazione e calunnia per la pubblicazione della lettera del presidente a Jeffrey Epstein in occasione del suo 50mo compleanno. Il presidente chiede almeno 10 miliardi di dollari di danni, oltre alla copertura delle spese legali.

Nell’azione legale, contenuta in 18 pagine e intentata in Florida, gli avvocati di Trump accusano il Wall Street Journal di aver commesso “evidenti” errori in termini di “etica giornalistica e di standard di accuratezza”. E spiegano che “la ragione di questi errori sta nel fatto che non esiste alcuna lettera”.

La pubblicazione della presunta missiva ha causato – è la tesi – “danni finanziari e di reputazione enormi al presidente, nell’ordine delle migliaia di miliardi di dollari”. Trump si mostra soddisfatto della causa e dichiara di averla presentata non solo a suo nome ma per tutti gli americani che “non tollereranno più le fake news”, tornando così a guidare la sua crociata contro i media, che lo ha visto di recente battere Cbs.

La causa però non spaventa Dow Jones. La società a cui fa capo il Wall Street Journal non arretra di un centimetro e assicura: “Siamo sicuri delle nostre informazioni, ci difenderemo con forza”.

 

Oltre all’azione legale, il presidente ha incassato anche la richiesta della ministra della Giustizia Pam Bondi per la pubblicazione delle trascrizioni delle testimonianze al gran giurì sul caso Epstein. Nelle quattro pagine consegnate al giudice di New York che si è occupato del caso, Bondi spiega che la loro divulgazione sarebbe in “nome della trasparenza e nell’interesse degli americani”. Una decisione del tribunale non è attesa a breve: il giudice si prenderà probabilmente del tempo per pronunciarsi e poi c’è la fase di consultazione con i legali delle vittime dell’ex finanziere, i cui nomi per motivi di privacy vanno omessi. Pur ringraziando Bondi per aver eseguito il suo ordine, Trump nota che probabilmente la diffusione delle carte, se lo consentirà la corte, non soddisferà i “facinorosi”.

Una categoria in cui rientrano i democratici ma anche coloro che nei giorni scorsi ha definito i suoi “sostenitori del passato”, ovvero quei Maga che gli hanno voltato le spalle per Epstein. L’agitazione nel mondo Maga sembra essersi leggermente placata, ma il tormentone Epstein non sembra destinato a chiudersi a breve. Parte dei repubblicani infatti vuole vederci chiaro e continua a chiedere la pubblicazione di tutti i documenti, anche quelli in possesso del Dipartimento di Giustizia. I democratici continuano a incalzare la Casa Bianca, con il il senatore Richard Durbin che ha denunciato l’ordine agli agenti dell’Fbi assegnati all’inizio dell’anno alla revisione dei fascicoli investigativi su Epstein di “segnalare” qualsiasi documento che menzionasse Trump.

Un’accusa destinata a non passare inosservata fra i cospirazionisti che compongono la base del presidente e che di recente sono rimasti molto delusi dalle sue azioni. Le critiche pubbliche a quello che fino a poco fa era il loro idolo hanno scosso Trump, non abituato a essere additato dai suoi. Lo scontro con il Wall Street Journal riaccende i riflettori anche sul rapporto altalenante fra Trump e Murdoch, il tycoon di origini australiane a cui fa capo il giornale ma anche Fox. E proprio questo – secondo gli osservatori – lo rende un “nemico pericoloso” per Trump in quanto Murdoch potrebbe girargli contro il suo network, causando danni politici al presidente. Dall’altra parte però se Fox cambiasse e si rivoltasse contro Trump, i rischi sarebbero elevati anche per Murdoch. Insomma, secondo gli osservatori, uno scontro prolungato farebbe male a tutti e due. Da qui l’ipotesi che, alla fine, ci sarà probabilmente un patteggiamento.

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