Per Donald Trump il riconoscimento dello Stato di Palestina è “una ricompensa per Hamas e i suoi terribili attacchi”. Ma questo non giustifica, a suo avviso, la risposta israeliana di annettere l’intera Cisgiordania, come minacciato dal premier Benyamin Netanyahu di fronte alla mossa di Francia, Gran Bretagna e un’altra decina di Paesi all’Onu.
Anzi. Stando a Politico, il presidente americano ha promesso ai leader arabi e musulmani, incontrati martedì a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, che non permetterà a Israele di espandere l’occupazione in tutta la West Bank. Condizione che gli Emirati hanno posto per tenere in vita gli Accordi di Abramo, fiore all’occhiello della prima amministrazione Trump.
Durante la riunione, aggiunge il portale americano, il tycoon ha presentato ai leader un documento che delinea il piano degli Stati Uniti per mettere fine alla guerra, che include appunto la promessa sulla Cisgiordania. Più nel dettaglio, Axios rivela che il piano di Trump prevede il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani, un cessate il fuoco permanente, il graduale ritiro di Israele dalla Striscia e un meccanismo di governo di Gaza senza Hamas. Sarebbero previsti anche una forza di sicurezza formata da palestinesi e da soldati arabi e di altri Paesi, il finanziamento arabo per la nuova amministrazione della Striscia e per la ricostruzione, e un coinvolgimento dell’Autorità nazionale palestinese.
La road map del tycoon sarebbe stata accolta positivamente dai leader presenti. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha parlato di un incontro “molto fruttuoso”. Tuttavia l’orizzonte di un cessate il fuoco per porre fine alla guerra a Gaza è apparso ai presenti ancora lontano. Così come, aggiunge Politico, sarebbero rimasti frustrati dal no di Trump al riconoscimento dello Stato palestinese e dal suo continuo sostegno a Netanyahu, che riceverà alla Casa Bianca lunedì prossimo, mentre l’esercito israeliano avanza in una Gaza City ormai per due terzi sfollata. Ancora nelle ultime ore la nuova offensiva ha causato altre decine di vittime, almeno 40, in tutta la Striscia. Secondo la Difesa civile palestinese, 22 sono morti in un raid aereo su un deposito in cui si erano rifugiati degli sfollati, tra cui anche bambini, nell’est di Gaza.
L’allarme antiaereo è invece tornato a risuonare nella località turistica di Eilat, nel sud di Israele, dove un drone lanciato dallo Yemen è esploso vicino a un hotel: 22 persone sono rimaste ferite, di cui due in modo grave. Il sindaco, Eli Lankri, ha denunciato “il terzo attacco in meno di due settimane”: “La minaccia degli Houthi deve essere rimossa”. Dal 7 ottobre 2023 i ribelli yemeniti hanno attaccato a più riprese Israele e le navi commerciali in transito nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso, in segno di “solidarietà alla popolazione di Gaza”. “I terroristi Houthi si rifiutano di imparare la lezione da quello che è capitato all’Iran, al Libano e a Gaza, ma lo impareranno a loro spese – ha tuonato il ministro della Difesa Israel Katz -: chiunque faccia del male a Israele sarà colpito 7 volte più forte”.
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