Donald Trump non ha mai nascosto la sua frustrazione e la sua rabbia nei confronti dell’Unione Europa. Da anni in pubblico e in privato, il presidente critica duramente Bruxelles, accusata di essere stata creata per “approfittarsi degli Stati Uniti”. Proprio questa sua frustrazione è all’origine della minaccia di dazi al 50% dal primo giugno.
Vedendo avvicinarsi a grandi passi il termine del 9 luglio, quando scadrà la pausa di 90 giorni concessa per le trattative sui dazi, il presidente americano ha alzato il tiro nella speranza di scuotere l’Ue e velocizzare i negoziati che, secondo gli americani, procedono troppo lentamente. A innervosire il presidente e il suo entourage sono le diverse priorità dei paesi membri dell’Ue ma anche l’approccio cauto e la riluttanza di Bruxelles a presentare proposte concrete che rispondano alle preoccupazioni statunitensi. Finora, riporta il Wall Street Journal, l’amministrazione non è riuscita a spuntare granché dai contatti con l’Europa, e in particolare non è riuscita a portare a casa l’impegno di Bruxelles a imporre nuovi dazi sulle industrie cinesi, elemento ritenuto centrale in tutte le trattative americane in corso.
La mancanza di progressi sostanziali ha esasperato Trump al punto di ricorrere a una nuova minaccia sui dazi, effettuata anche in vista dei suoi prossimi appuntamenti internazionali. Il presidente sarà infatti dal 15 al 17 giugno in Canada per il G7, dove siederà al tavolo con le maggiori economie europee e con quella Ottawa che vorrebbe come 51mo stato americano. Pochi giorno dopo, il 24 e 25 giugno, è invece atteso al vertice della Nato, quell’alleanza transatlantica che è una delle sue ossessioni fin dal primo mandato. Trump chiede infatti da anni ai paesi membri un aumento delle spese per la difesa in nome dell’America First: se prima premeva per il 2% del pil, ora le sue richiesta si spingono ben oltre, intorno al 5%.
Sul fronte commerciale “siamo stati derubati per anni, anche a livello di Nato. Ma ora non accadrà più”, ha detto il presidente ai cadetti di West Point. Uno dei problemi nelle trattative con l’Ue – secondo gli osservatori – è la diversità nello stile della trattative. Bruxelles segue le regole del commercio mondiale nel negoziare e al tavolo è seduta convinta di confrontarsi con un alleato. Ma Trump – afferma il New York Times – non segue le regole e il copione internazionale. Il presidente vuole annunciare un accordo a breve e la lentezza dell’Ue è qualcosa che non riesce a digerire. A questo si aggiunge quanto notato da molti paesi impegnati a trattare con gli Stati Uniti: i negoziatori americani cercano offerte unilaterali, per loro la trattative “non sono dare e avere. E’ solo un prendere”. Con l’Europa la strada è ancora più in salita per le richieste presentate dagli Usa, quali l’eliminazione dell’imposta sul valore aggiunto e la modifica degli standard igienico-sanitari in modo da poter importare più carne americana. L’amministrazione preme anche per il cambio delle regole europee sui servizi digitali e i social media.
A complicare ulteriormente il quadro sono le modalità di comunicazione americane, affidate in molti casi dal presidente al suo social Truth. “Non si può basare la politica su un post”, ha detto un diplomatico europeo ai media americani, spiegando come per l’Europa è difficile capire da un semplice post se il presidente intenda o meno dare seguito alle sua minaccia. A difendere il messaggino su Truth è il segretario al Tesoro Scott Bessent. Il negotiator-in chief sui dazi si è augurato che le poche righe del presidente agitino e spingano l’Ue ad accelerare i negoziati. Perché per l’amministrazione Trump il tempo stringe per rispettare la scadenza autoimposta dei 90 giorni di pausa ed evitare un nuovo crollo dei mercati.
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