Dopo Washington tocca a Portland. Donald Trump ha annunciato l’invio dell’esercito nella città dell’Oregon minacciando di usare la forza se necessario. Non solo: dopo l’attacco ad un centro a Dallas, il commander-in-chief ha deciso di dispiegare i soldati a difesa di tutti i centri dell’Immigration and Customes Enforcement nel Paese, mentre cresce l’indignazione per un serie di episodi di violenza eccessiva degli agenti nei confronti dei migranti. Ma il tycoon continua anche le sue purghe e chiede la testa dell’ex direttore dell’Fbi Chistopher Wray accusandolo di aver infiltrato centinaia di agenti alla rivolta contro Capitol Hill per creare disordini.
“Su richiesta della segretaria per la Sicurezza Nazionale, Kristi Noem, ordino al segretario alla Guerra, Pete Hegseth, di fornire tutte le truppe necessarie per proteggere Portland, devastata dalla guerra, e qualsiasi sede dell’Ice sotto assedio da attacchi di Antifa e altri terroristi interni. Autorizzo inoltre l’uso della piena forza, se necessario”, ha annunciato il presidente americano su Truth citando il gruppo di sinistra anti-fascista che qualche giorno fa ha dichiarato “organizzazione terrorista”. Trump aveva minacciato di inviare la Guardia Nazionale nella città dell’Oregon, come ha fatto nella capitale americana, a inizio settembre dopo ad una protesta contro la sede dell’Ice locale. Al tycoon aveva subito risposto il sindaco di Portland, il democratico Ken Wilson. “Non ho chiesto e non ho bisogno di un intervento federale. Siamo orgogliosi che la nostra polizia sia riuscita a proteggere la libertà di espressione, affrontando al contempo episodi di violenza e distruzione di proprietà che si verificano occasionalmente durante le proteste presso la sede dell’Ice”.
E mentre il presidente americano rafforza la sicurezza attorno agli uffici dell’agenzia anti-migranti in tutti gli Stati Uniti, nel Paese sta crescendo la rabbia per il comportamento violento di alcuni agenti. Uno di loro, che aveva spinto una donna contro un muro e poi l’aveva buttata a terra in un tribunale di New York, è stato sospeso. Ma sui social sta girando un altro video nel quale si vedono due agenti assalire un migrante in un negozio ad Iowa City e buttarlo a terra nonostante lui continui a gridare “aiuto”, in spagnolo. E sempre in Iowa, il più grande distretto scolastico dello Stato è rimasto sotto shock per l’arresto del suo direttore, Ian Roberts. Secondo l’Ice il professore aveva “un ordine di espulsione definitivo e nessuna autorizzazione al lavoro”, tuttavia i colleghi smentiscono.
Il pugno duro di Trump continua anche contro i suoi nemici interni. Dopo l’incriminazione dell’ex direttore dell’Fbi, James Comey il tycoon ne ha puntato un altro, Chistopher Wray. “È appena stato rivelato che l’Fbi aveva segretamente piazzato, contro ogni regola, regolamento, protocollo e standard, 274 agenti tra la folla poco prima e durante la bufala del 6 gennaio”, ha scritto il presidente americano chiedendo i nomi “di tutti questi cosiddetti agenti. E poi c’è Lisa Monaco. L’ex procuratrice, alla quale a febbraio il presidente ha revocato le autorizzazioni ad accedere ai dossier riservati perché da lui considerata uno degli artefici – assieme a Joe Biden e Merrick Garland – della caccia alla streghe a suo danno. “E’ stata assunta come presidente degli affari globali di Microsoft, in un ruolo di altissimo livello con accesso a Informazioni altamente sensibili. È una minaccia per la sicurezza nazionale e ritengo che Microsoft dovrebbe immediatamente licenziarla”, ha tuonato The Donald su Truth. Nel frattempo, l’Fbi di Kash Patel ha silurato una ventina di agenti che, nel 2020, si erano inginocchiati durante una protesta a Washington per l’omicidio di George Floyd per mano della polizia di Minneapolis.
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