Usa e Iran continuano ad alternare aperture e minacce sullo sfondo di un dialogo dietro le quinte mediato dal Qatar. Nello Yemen, intanto, si riaccende lo scontro tra gli Houthi, che hanno rivendicato un nuovo attacco contro impianti del colosso energetico saudita Aramco a Riad e nella zona di Khurais, e le forze governative, che hanno lanciato una controffensiva appoggiata dai sauditi ma non dagli Usa: nelle ultime 24 ore il bilancio nei combattimenti nella provincia yemenita di Taiz e nelle aree limitrofe e’ di oltre 70 morti, quasi equamente ripartiti tra i due fronti.
Teheran ha ribadito la sua linea rossa, anche dopo le ultime intimidazioni di Trump: lo Stretto di Hormuz non riaprirà finché non saranno soddisfatte le sette condizioni iraniane stabilite in un accordo provvisorio di giugno con gli Stati Uniti, ha messo in chiaro Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore e presidente del parlamento iraniano. Ghalibaf ha riferito che Washington ha avanzato “alcune proposte tramite un mediatore” dopo che Teheran aveva proposto una tabella di marcia di 7 giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, ha sottolineato, gli Usa devono sapere “che l’epoca in cui si poteva trascinare il processo (diplomatico) e si imponevano richieste unilaterali è finita”, che la posizione dell’Iran rimane “chiara e definita” e che “lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto finché non saranno soddisfatte le nostre sette condizioni basate sul Memorandum di Islamabad”.
Un portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato che Teheran ha chiarito la propria posizione generale in risposta agli Stati Uniti tramite dei mediatori, ma che restano ulteriori punti da comunicare a Washington. “Le proposte degli americani sono più o meno in linea con le loro posizioni precedenti, in particolare sulla questione nucleare. Abbiamo detto loro che, in questa fase, la nostra priorità è la questione dello Stretto di Hormuz e che il ripristino della sicurezza in questo passaggio marittimo richiede passi concreti da parte degli Stati Uniti”, ha affermato il portavoce Esmaeil Baghaei. Ha inoltre smentito che Teheran abbia offerto all’Aiea l’accesso alle proprie strutture nucleari in cambio di un allentamento delle sanzioni Usa, ribadendo che l’Iran non ha avviato discussioni sul nucleare con Washington. Il documento in circolazione delinea un periodo di sette giorni dedicato a misure di rafforzamento della fiducia, volto a riportare le due parti a una versione aggiornata del memorandum d’intesa concordato a giugno; tale piano include passi concreti riguardanti il programma nucleare iraniano. Il disaccordo sembra vertere sulla sequenza delle azioni da intraprendere piuttosto che sui contenuti del piano stesso.
Parallelamente, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha ribadito che se gli Stati Uniti accetteranno il piano iraniano di sette giorni, lo Stretto di Hormuz verrà riaperto entro lo stesso termine. Altrimenti, ha avvisato, il Paese è pronto a reagire ad un’azione militare. Con la minaccia anche di “aumentare la velocità e la gittata” dei missili a disposizione, perché “ora il nemico si trova molto più lontano dalle coste” del Paese rispetto alle prime fasi del conflitto, una distanza che arriva “fino ai mille chilometri”, ha spiegato il portavoce delle forze armate iraniane, Mohammad Akraminia.
Intanto, il leader del governo yemenita sostenuto da Riad ha annunciato l’inizio di una vasta operazione militare contro gli Houthi, appoggiati dall’Iran, con l’obiettivo di riconquistare il territorio sotto il loro controllo, allontanandoli anche dalle aree della costa del Mar Rosso che controllano lo stretto di Bab el-Mandeb. I sauditi saranno a capo dei combattimenti aerei, mentre le forze yemenite saranno impegnate sul terreno. Per la seconda volta nelle ultime settimane, però, gli Stati Uniti hanno respinto le richieste di Riad di partecipare all’operazione ed effettuare attacchi aerei.
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