‘Trump nella Situation Room, valuta un’operazione lampo su vasta scala contro l’Iran’ – Notizie – Ansa.it

‘Trump nella Situation Room, valuta un’operazione lampo su vasta scala contro l’Iran’ – Notizie – Ansa.it


Donald Trump ha avuto oggi una riunione nella Situation Room per parlare di potenziali nuovi attacchi all’Iran. Lo riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali il presidente valuta di lanciare un’operazione su larga scala di breve durata per spingere Teheran a negoziare.

Alla riunione nella Situation Room era presente il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo della Cia John Ratcliffe, il capo di Stato maggiore congiunto Usa Dan Caine e il capo del Pentagono Pete Hegseth in collegamento da Tampa. L’incontro è avvenuto poche ore dopo che Trump ha dichiarato che avrebbe colpito duramente l’Iran oggi. 

“Il Centcom sarà impegnato stasera. Gli attacchi di questa sera saranno potenti e netti; e se dovessero aver luogo domani sera, saranno altrettanto potenti e netti”, ha detto il capo del Pentagono. “Il presidente Trump è pronto a concludere un accordo, l’Iran farebbe bene ad accettarlo; in caso contrario, dovrà fare i conti con quel genere di piani che ho avuto modo di vedere al Centcom”, ha messo in evidenza. 

 

La tregua fra Iran e Stati Uniti è sempre più appesa a un filo. Dopo aver annunciato per l’ennesima volta l’imminenza di un accordo, Trump ha deciso di alzare il tiro. E nel Golfo Persico sono tornati a soffiare venti di guerra, con Teheran che ribatte colpo su colpo ai raid statunitensi. E con una petroliera colpita da un missile Usa al largo dell’Oman che ha surriscaldato il clima anche tra Washington e New Delhi: 21 marinai indiani sono stati tratti in salvo e almeno 3 risultano dispersi, con il governo Modi che ha convocato il rappresentante diplomatico americano.

L’Iran “sta perdendo tempo, da loro solo chiacchiere, e ora dovrà pagarne il prezzo”, ha minacciato il commander-in-chief dopo una notte di fuoco incrociato, dicendosi pronto ad ordinare nuovi attacchi contro le centrali elettriche e i ponti iraniani”. Non più, dunque, solo raid “difensivi e proporzionati” come quelli di rappresaglia per l’abbattimento di un elicottero Apache. “Li abbiamo colpiti duramente, e li colpiremo duramente anche oggi”, ha minacciato il presidente Usa dallo Studio Ovale a margine della firma del Secure America Act, la legge che porterà nelle casse delle autorità per l’immigrazione 70 miliardi di dollari. Trump ha comunque ribadito la sua voglia di raggiungere un’intesa che, afferma, “è fatta e va solo firmata”. Un accordo che metta fine al conflitto e gli consenta di svincolarsi da una “debacle che lo sta trasformando – nota il Financial Times – in una sorta di Jimmy Carter nella crisi degli ostaggi del 1979.

La diplomazia dunque continua a lavorare per cercare di spezzare l’impasse che si è venuta a creare nelle trattative.

 

L’amministrazione segue la strada della massima pressione per costringere Teheran a cedere e firmare un accordo. Per accelerare i colloqui i negoziatori del Qatar sono volati a Teheran nel tentativo di colmare le divergenze rimanenti e raggiungere l’intesa. Le tre ondate di attacchi americani in risposta all’elicottero abbattuto ad Hormuz, infatti, hanno spinto l’Iran a rispondere con raid verso alcune basi americane nella regione – in Barhein e in Giordania – lasciando temere il peggio e riaccendo la paura di una guerra prolungata e che si allarghi a macchia d’olio.

“Ci riserviamo il diritto all’autodifesa e alla legittima rappresaglia contro gli attacchi”, ha avvertito il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, dopo aver esortato i Paesi della regione a negare l’uso delle proprie infrastrutture a Stati Uniti e Israele. “Non hanno nulla, non hanno una marina. Sono uno Stato fallito. Pensano che siamo dei cretini: gli ho concesso tempo ma continuano a cincischiare”, ha ribadito un commander-in-chief sempre più frustrato. Le rappresaglie reciproche rendono infatti la situazione estremamente volatile, aumentando il rischio che le due parti possano valicare le rispettive linee rosse. E a chiedere a gran voce una de-escalation sono la Russia e la Cina: “È necessario mantenere la calma e adottare misure concrete per allentare e raffreddare le tensioni”, ammonisce Pechino.

 

Pur minacciando l’uso della forza, gli Stati Uniti continuano comunque a fare leva sulla pressione economica per strangolare la leadership dell’Iran. Il Tesoro americano ha imposto nuove sanzioni a nove individui ed entità accusati di aiutare i pasdaran a procurarsi armi. Le forze armate americane mantengono il blocco ai porti iraniani per chiudere i rubinetti delle entrate petrolifere del regime. “E’ efficace. E’ un muro d’acciaio”, ha detto Trump, difendendo il blocco, una delle leve più potenti a sua disposizione per mettere Teheran all’angolo.

Ma Teheran non sembra farsi intimorire e rilancia: “Ogni volta che il presidente Usa ha parlato ha ricevuto in risposta da noi un sonoro schiaffo”, ha tuonato il portavoce dello Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane. Provocazioni che non è chiaro per quanto ancora Trump tollererà.  

 

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