Trump ora teme i mercati, ‘lascio Powell alla Fed’ – Notizie – Ansa.it

Trump ora teme i mercati, ‘lascio Powell alla Fed’ – Notizie – Ansa.it


 “Lo rimuoverei in un batter d’occhio, ma dicono che ciò disturberebbe il mercato, tanto lui se ne andrà tra sette o otto mesi e io metterò qualcun altro, quindi molto probabilmente resterà al suo posto”: è l’ultima ‘sentenza’ di Donald Trump sul presidente della Fed Jerome Powell, che critica e offende quasi quotidianamente perché non abbassa i tassi di interesse aggravando il costo del debito pubblico americano. L’ultimo attacco sul network conservatore Newsmax, dove ha denunciato nuovamente anche la ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari della sede della banca centrale Usa, che secondo lui ha sforato il budget di centinaia di milioni di dollari.

    “È quasi come se si stesse costruendo un palazzo, ma tanto non resterà lì ancora per molto. Questa è la buona notizia. Non potrà mai usarlo”, ha commentato. Il presidente teme quindi la reazione dei mercati, dopo il venerdì nero di Wall Street e delle Borse mondiali per i suoi dazi. Il segretario al Tesoro Scott Bessent glielo ha spiegato in tutti i modi: rimuovere il capo della Fed sarebbe visto come un attacco all’autonomia della banca centrale americana e quindi all’affidabilità del Paese. Di sicuro però a maggio, quando scadrà il mandato di Powell, il tycoon nominerà un uomo di sua fiducia, pronto ad adattare la politica monetaria Usa agli obiettivi politici del presidente.

    Nel frattempo The Donald potrà consolarsi con la nomina di un nuovo membro nel board della Fed, dopo le dimissioni anticipate di una governatrice nominata da Joe Biden, Adriana Kugler, che in autunno tornerà come docente alla Georgetown University. In tal modo Trump potrà aumentare la pressione su Powell, dopo che altri due commissari nell’ultima riunione hanno votato contro la decisione di mantenere fermi i tassi. Il tycoon ha già avvisato ‘Too late’, il nomignolo da lui affibbiato a Powell, che se non li abbasserà i dissensi interni aumenteranno, auspicando che il board prenda il controllo della situazione.
    Powell sembra uno degli ultimi baluardi istituzionali che resistono in un “sistema a pezzi” che “ha capitolato” di fronte alle picconate di Trump, come ha denunciato Kamala Harris.
    Resistono alcuni giudici e i media liberal, compreso il conservatore Wall Street, pur tra le crepe aperte da Paramount.
    Ma il presidente può contare sulla maggioranza della Corte Suprema, tiene al guinzaglio il Congresso, ha messo in riga con le minacce atenei ‘woke’ e studi legali ostili. Venerdì ha silurato anche la responsabile delle statistiche del ministero del Lavoro Erika McEntarfer, nominata da Joe Biden, accusandola di aver manipolato i dati sull’occupazione per metterlo in cattiva luce.
    “È solo un esempio lampante in una settimana segnata da tratti fortemente autoritari: epurazioni di dissidenti, riscrittura della storia, criminalizzazione dell’opposizione e richiesta di lealtà istituzionale assoluta”, scrive Zachary Basu di Axios.

    Grandi settori della società stanno adeguandosi, prosegue la testata, ricordando che lo Smithsonian ha rimosso in silenzio ogni riferimento ai due impeachment di Trump dalla mostra sui presidenti americani. “La natura travolgente e totalizzante del ciclo di notizie generato da Trump rende difficile distinguere l’isteria di parte dal vero arretramento democratico”, osserva sempre Axios, secondo cui però cinque sviluppi recenti, se applicati a un leader straniero — o anche a un ex presidente Usa — sembrerebbero tratti da un manuale dell’autocrate. Il “five-alarm fire”, l’allarme rosso, elenca il sito, comprende il licenziamento di McEntarfer, l’indagine su Obama e la sua amministrazione per la “bufala” del Russiagate, l’offensiva contro i centri di potere liberali (incassando più di 1,2 miliardi di dollari in accordi legali da almeno 13 tra i nomi più importanti del mondo accademico, giuridico, mediatico e tecnologico), le deportazioni di migranti nel famigerato Cecot del Salvador e la campagna contro Powell.
   

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