Sale da entrambe le sponde dell’Atlantico la pressione su Vladimir Putin, dopo l’ultima raffica di attacchi che in Ucraina hanno ucciso 23 civili (tra cui 4 bambini). E dopo la decisione di Mosca di ammassare “fino a 100.000” soldati nei pressi di Pokrovsk, città chiave dell’est del Paese, come ha denunciato Volodymyr Zelensky.
Kiev e i suoi alleati hanno concordato di attendere fino al primo settembre “affinché la Russia dimostri una reale volontà e prontezza a partecipare a un incontro bilaterale per porre fine all’invasione dell’Ucraina”. Il Cremlino continua a fare melina, affermando che “Vladimir Putin non esclude la possibilità di tenere un tale incontro, ma ritiene che qualsiasi confronto al massimo livello debba essere ben preparato” prima “a livello di esperti”.
Nel frattempo tuttavia, con un tempismo che non sembra casuale, gli Usa hanno approvato la vendita a Kiev di 3.350 missili terra-aria a raggio esteso e relative attrezzature per un totale di 825 milioni di dollari, mentre la Casa Bianca fa sapere che Donald Trump “non è contento” anche se “non è sorpreso” dall’offensiva russa.
E, mentre la Ue discute le garanzie di sicurezza per Kiev, il tandem Macron-Merz va in pressing: i due leader, in una conferenza stampa comune a Tolone, hanno sollecitato nuove sanzioni europee, promesso nuove difese aeree e annunciato una telefonata a Trump nel weekend per una stretta sullo zar, anche con sanzioni americane. Il capo dell’Eliseo ha ribadito l’ultimatum del primo settembre, avvisando che se il presidente russo non incontrerà Zelensky entro lunedì, come richiesto dal tycoon, “questo significherà che ancora una volta Putin si sarà preso gioco di Trump”.
Macron ha anche avuto un duro botta e risposta con Mosca, che ha definito “insulti volgari contro la Russia e il suo popolo” i suoi commenti su Putin, ritratto come un “orco” e un “predatore”. Il presidente francese ha respinto l’accusa di essere “maleducato o volgare” e ha alzato il tiro: “Quando diciamo che c’è un orco alle porte dell’Europa, credo che descriva ciò che georgiani, ucraini e molte altre nazioni sentono profondamente, ovvero un uomo che ha deciso di muoversi verso una deriva autoritaria e autocratica e di perseguire l’imperialismo revisionista”. Putin “chiaramente non desidera incontrare il presidente Zelensky, sta ponendo precondizioni semplicemente inaccettabili”, ha attaccato Merz, dicendo di non farsi “illusioni: è possibile che questa guerra duri ancora per molti mesi”. Il cancelliere tedesco ha anche auspicato che gli Usa applichino i dazi punitivi – già scattati per l’India – “anche ad altri paesi che acquistano gas e petrolio russo, finanziando così gran parte dell’economia di guerra russa”.
“Francia e Germania forniranno ulteriore difesa aerea all’Ucraina, alla luce dei massicci attacchi russi”, hanno quindi annunciato i due leader, aggiungendo che la Francia, unica potenza nucleare dell’Ue, e la Germania apriranno anche un “dialogo strategico” sulla deterrenza nucleare.
Kiev intanto cerca di restare allineata agli sforzi di mediazione della Casa Bianca e di additare Mosca come unica colpevole dei suoi fallimenti. Il capo dell’amministrazione presidenziale ucraina, Andriy Yermak, incontrando a New York l’inviato Usa Steve Witkoff, ha ribadito che Kiev “accoglie con favore tutte le iniziative di pace proposte dagli Stati Uniti” ma che “sfortunatamente, ognuna di esse è bloccata dalla Russia”.
Per ora Kiev si deve accontentare del via libera al nuovo pacchetto di armi Usa, che comprende 3.350 missili Eram (gittata 240-400 km), altrettante unità Gps, oltre a componenti, pezzi di ricambio e altri accessori, nonché addestramento e supporto tecnico. “Questa vendita sosterrà gli obiettivi di politica estera e di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, e migliorerà la capacità dell’Ucraina di affrontare le minacce attuali e future, fornendole capacità aggiuntive per svolgere missioni di autodifesa e di sicurezza regionale”, ha affermato la Defense Security Cooperation Agency (Dsca) americana.
Secondo l’agenzia, l’obiettivo è “migliorare la sicurezza di un Paese partner che è una forza trainante per la stabilità politica e il progresso economico in Europa”. Parole confortanti, anche alla luce del fatto che per l’acquisto di queste armi Kiev utilizzerà i finanziamenti di alleati Nato come Danimarca, Olanda e Norvegia, ma pure finanziamenti militari esteri americani.
Questo dopo che Trump aveva promesso “non un soldo in più per Kiev”.
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