Lo scoglio più arduo che si frappone alla pace in Ucraina rimane la questione territoriale. A confermarlo, mentre ad Abu Dhabi si apre la due giorni di trattative tra Kiev, Mosca e Washington, è la dichiarazione del Cremlino. “Le forze armate ucraine devono lasciare il territorio del Donbass”, ha affermato il portavoce Dmitry Peskov. Una condizione che Volodymyr Zelensky ha già detto più volte – e molto chiaramente – di non poter accettare. Mentre il presidente ucraino assicura che con Donald Trump, a Davos, ha concordato la fornitura di munizioni per il sistema di difesa aerea Patriot: “Non dirò quanti missili”.
I delegati ucraini e russi sono tornati ad incontrarsi direttamente negli Emirati arabi uniti per la prima volta dall’estate scorsa, dopo tre tornate tenute ad Istanbul e mediate dalla Turchia. Si tratta comunque “un passo avanti”, ha detto Zelensky. E questa volta la novità è data dall’impegno profuso negli ultimi giorni dai mediatori americani, che sono presenti ad Abu Dhabi con una nutrita delegazione guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff, affiancato dal genero di Donald Trump, Jared Kushner. Giovedì lo stesso presidente Usa aveva incontrato Zelensky a Davos, mentre Witkoff e Kushner hanno avuto un colloquio notturno di quattro ore al Cremlino con Vladimir Putin. Un incontro “franco e basato sulla fiducia”, che è stato “utile sotto tutti gli aspetti, per noi e per gli Stati Uniti”, lo ha definito Yuri Ushakov, il consigliere per la politica estera del presidente russo Vladimir Putin.
Durante i colloqui al Cremlino, ha riferito Ushakov, è stato ribadito agli americani che per la Russia non è possibile una soluzione del conflitto a lungo termine senza che sia risolta la questione territoriale sulla base della “formula di Anchorage”.
Cioè di accordi che sarebbero stati raggiunti da Trump e Putin durante il loro vertice dello scorso Ferragosto in Alaska. “Fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto la Russia continuerà a perseguire con coerenza gli obiettivi dell’operazione militare speciale proprio sul campo di battaglia, dove le forze armate russe detengono l’iniziativa strategica”, ha affermato ancora Ushakov.
Prima di recarsi a Mosca, Witkoff si era detto ottimista sulla possibilità di arrivare a una soluzione, sottolineando che tutto si riduceva ormai a “una questione”. E anche Zelensky, insieme con i russi, ha confermato che tale nodo è quello territoriale. “La questione del Donbass è fondamentale”, ha detto il leader ucraino, aggiungendo di averne discusso con Trump. Secondo Zelensky, affrontare il problema nei colloqui di Abu Dhabi permetterà di stabilire “il modo in cui le tre parti lo vedono”. “In ogni caso – ha aggiunto – è un passo avanti, si spera verso la fine della guerra, ma possono succedere cose diverse”.
Nessuno, dunque si aspetta una svolta decisiva dai colloqui trilaterali negli Emirati, ai quali la Russia ha mandato una delegazione di soli militari, guidata dal capo dell’intelligence del ministero della Difesa, l’ammiraglio Igor Kostyukov, già presente ai negoziati di Istanbul lo scorso anno. In Turchia era presente, e guidava la delegazione ucraina, anche Rustem Umerov, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, che è tra i negoziatori anche ad Abu Dhabi, insieme al capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov.
Mosca ha inviato negli Emirati anche Kirill Dmitriev, consigliere presidenziale per gli investimenti esteri e negoziatore per le questioni economiche. Quest’ultimo, secondo il Cremlino, ha in programma solo colloqui con Witkoff sulle prospettive di sviluppo della cooperazione economica russo-americana dopo un accordo di pace sull’Ucraina. In discussione dovrebbe essere anche il possibile impiego di un miliardo di dollari che Putin ha ipotizzato di donare al Board of Peace creato da Trump, prelevandolo dai capitali russi congelati negli Usa. Il resto di questi asset sotto sequestro – poco meno di 5 miliardi di dollari in totale, secondo le autorità di Mosca – “potrebbero essere spesi per la ricostruzione dei territori danneggiati dai combattimenti” in Ucraina, ha detto il portavoce Peskov. Il quale ha però fatto capire che i territori beneficiati da tali investimenti dovrebbero essere in particolare proprio quelli del Donbass rivendicati dalla Russia.
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