Uganda, elezioni senza scelta e diritti sotto assedio – Magazine – ANSA.it

Uganda, elezioni senza scelta e diritti sotto assedio – Magazine – ANSA.it


Il sole tramonta in un cielo grigio e denso a Mbale, nell’est dell’Uganda, all’ombra del monte Elgon. Il faccione di Yoweri Museveni, 81 anni, presidente senza soluzione di continuità dal 29 gennaio 1986, sorride su sfondo giallo nello striscione in cima alla collina. 

Il 15 gennaio il paese è andato al voto. Confermando un risultato già scritto: da quarant’anni, l’Uganda ha un solo presidente: Museveni ha vinto il suo settimo mandato. Da Kampala a Entebbe, dalle strade di fango rosso dell’est alle rotatorie dell’entroterra, la sua immagine è ovunque. I manifesti, strappati dalla pioggia della stagione umida, ricompaiono in poche ore. Ci sono anche quelli dell’opposizione, non mancano persino alcune candidate donne. Ma lo spazio visivo – e politico – è monopolio dall’anziano presidente.

Secondo Freedom House, l’Uganda è un Paese “non libero” (34/100). Le elezioni continuano a svolgersi, ma la loro credibilità è praticamente nulla. Museveni e il suo Movimento di Resistenza Nazionale mantengono il potere da 40 anni attraverso un sistema consolidato di clientelismo, intimidazioni e repressione giudiziaria dell’opposizione.

  Il villaggio di Toroma, nel distretto di Katakwi, nell’Uganda orientale ANSA/Angela Gennaro


 

Repressione e silenzi forzati

Dall’inizio della campagna elettorale le autorità hanno dispiegato massicce forze di sicurezza contro i raduni della National Unity Platform (NUP), il principale partito di opposizione guidato da Robert Kyagulanyi, noto come Bobi Wine: cantante di fama nazionale e oggi avversario politico numero uno del presidente.

Museveni ha vinto le elezioni ugandesi con più del 70% dei voti: sullo sfondo il blocco di internet, ora parzialmente ripristinato, e le accuse di brogli da parte del suo avversario.

Secondo Bobi Wine alcune persone dello staff elettorale sono state rapite e lui stesso sarebbe scampato a un raid di polizia. Wine chiede in queste ore proteste pacifiche per fare pressione sulle autorità affinché pubblichino quelli che ha definito i “risultati legittimi”.

I sostenitori del presidente Yoweri Museveni festeggiano dopo l’annuncio del vincitore delle elezioni al Lugogo Cricket Oval Grounds di Kampala. ANSA/Daniel Irungu


Secondo un documento di esperte ed esperti delle Nazioni Unite, la repressione in campagna elettorale ha incluso l’uso di gas lacrimogeni, idranti e munizioni sparate a distanza ravvicinata. Almeno una persona è stata uccisa. Nel solo 2025 si contano circa 160 sparizioni: rapimenti compiuti da agenti di sicurezza con “droni” anonimi e detenzioni in luoghi segreti. Oltre 550 sostenitori della NUP sarebbero stati arrestati per la loro attività politica.

“A ogni ciclo elettorale il regime prende di mira leader civili e giornalisti con arresti, rapimenti e torture”, denuncia Bobi Wine dopo l’ennesima detenzione. A marzo, durante un’elezione suppletiva a Kampala, almeno 32 giornalisti sono stati aggrediti o hanno subito il danneggiamento delle attrezzature. A diverse testate, tra cui NTV Uganda e il Daily Monitor, è stato negato l’accesso al Parlamento e agli eventi presidenziali. Il dissenso online viene represso attraverso il Computer Misuse Act, mentre il governo accusa i media indipendenti di “diffondere fake news”.

 

 La savana vicino a Katakwi. ANSA/Angela Gennaro


 

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Il dopo Museveni: una transizione senza garanzie

La vera domanda non è mai stata chi avrebbe vinto queste elezioni, ma cosa accadrà quando Museveni lascerà la scena per (ormai ovvie) ragioni anagrafiche. “Il popolo ugandese ha paura del cambiamento”, spiega Isabella Soi, docente di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Cagliari. “Museveni ha garantito la pace dopo anni di caos, di dittatura e guerra civile, e questo pesa ancora moltissimo anche dopo tanto tempo”.

Il trauma del regime di Idi Amin – responsabile di almeno 300 mila morti e del collasso totale dello Stato – è una ferita ancora aperta. Ed è anche su questa memoria che il potere si regge, mentre la stessa leadership di opposizione di Bobi Wine viene descritta come non esente da populismo. 

Un uomo carica taniche sulla sua moto sulle rive del lago Bisina, Uganda. ANSA/Angela Gennaro


 

 

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Chi è Muhoozi Kainerugaba

L’erede designato sembra essere il figlio del presidente, Muhoozi Kainerugaba, generale e comandante delle forze di terra. Personaggio controverso, noto per esternazioni impulsive sui social, tanto da essere chiamato “il generale dei tweet” . “Le darei subito 100 mucche Nkore! Per essere coraggiosa e sincera!!”, aveva twittato all’inizio di ottobre 2022 riferendosi a Giorgia Meloni, alla vigilia dell’inizio del suo mandato di governo. “Il padre non avrebbe mai commesso certe gaffe”, osserva Soi. “Museveni sa muoversi con grande abilità politica”. 

Il post su Meloni di Muhoozi Kainerugaba.


 

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Quando il diritto alla terra delle donne viene violato

Un’economia basata su agricoltura, commercio e servizi

L’Uganda è nell’agenda estera dell’Italia, con iniziative “in linea con il piano Mattei”. A settembre all’Ambasciata d’Italia a Kampala è stato firmato l’accordo per il progetto “Strengthening the private sector through capacity building and international partnerships in Uganda” finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo con un contributo di 1,7 milioni di euro.

L’Uganda non è ricca di risorse naturali, e questo l’ha in parte protetta dalle dinamiche predatorie che colpiscono altri paesi africani, spiega la professoressa universitaria Isabella Soi. L’economia si basa soprattutto su agricoltura, commercio e servizi, con alcune industrie solide come il grande cementificio di Tororo e la produzione di tè, caffè, zucchero e alcolici.

Negli anni Novanta e Duemila, importanti investimenti nell’istruzione primaria hanno migliorato l’alfabetizzazione e l’accesso alla scuola, anche per le bambine, prosegue Soi. Oggi però restano forti criticità, soprattutto nella scuola secondaria e all’università, e il rischio di abbandono scolastico femminile è ancora elevato.

 Una bambina trasporta una tanica sulle rive del lago Bisina. ANSA/Angela Gennaro

 

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Contro lo stigma un progetto per produrre assorbenti a scuola

Il medico che lotta contro le gravidanze precoci

La condizione femminile

La condizione femminile varia molto a seconda dei gruppi etnici e delle regioni. In alcune comunità le donne hanno ruoli centrali nella gestione familiare; in altre sono sottoposte a un forte controllo maschile. Il problema più grave resta la violenza domestica, socialmente accettata e interiorizzata anche da donne e ragazze.

A questo si aggiunge la ripresa dell’epidemia di HIV/AIDS. Dopo anni di progressi, le politiche di prevenzione sono state un po’ alla volta smantellate.  L’approccio “ABC” (Abstinence, Be faithful, Condom = Astinenza, Fedeltà, Condom) è stato ridotto alle prime due voci, spiega la docente universitaria Isabella Soi, con l’eliminazione della promozione dell’uso del preservativo. “Anche per l’influenza crescente delle chiese evangeliche, ormai molto vicine al potere politico di Museveni”.

 Studentesse della Buwongo primary school nel distretto di Namutumba. ANSA/Angela Gennaro


 

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