E’ sempre più alta la tensione nel Golfo, teatro dell’ennesimo braccio di ferro tra gli Usa del presidente Donald Trump e l’Iran dell’ayatollah Ali Khamenei: la Repubblica islamica ha “10 giorni” per arrivare a un “accordo serio” sul suo programma nucleare o “succederanno brutte cose”, è il nuovo ultimatum della Casa Bianca.
Video Iran, spari durante una manifestazione ad Abadan
Trump, che ha lanciato i suoi strali contro la Repubblica islamica intervenendo al primo incontro del Board of Peace a Washington, è forte della sua “grande Armada” dislocata nello scacchiere mediorientale, con un imponente schieramento militare di uomini e mezzi di ogni genere che non si vedeva dall’invasione dell’Iraq nel 2003. E una potenza di fuoco, armi di ultima generazione, tecnologia ammassata nella regione che forse non ha precedenti, e che non certo è paragonabile a quella di vent’anni fa o del secolo scorso. Nei prossimi giorni è poi atteso l’arrivo della portaerei Gerald R. Ford, la più grande del mondo, che stazionerà al largo delle coste di Israele, con il compito di proteggere Tel Aviv e le altre città del Paese da un eventuale attacco di rappresaglia dell’Iran. “Siamo pronti a qualsiasi scenario, se gli ayatollah attaccheranno, subiranno una risposta che non possono nemmeno immaginare”, ha comunque ammonito il premier israeliano Benyamin Netanyahu. I media statunitensi e israeliani scommettono sull’imminenza di un’azione militare già nel prossimo fine settimana, eventualità che ha spinto il premier polacco Donald Tusk a lanciare l’appello ai suoi connazionali a lasciare “immediatamente” l’Iran. Ma dalla Casa Bianca arrivano segnali contrastanti sulle reali intenzioni del presidente americano, che dopo una serie di incontri con i vertici militari avrebbe comunque sondato partner e analisti per valutare quale sia la strada da percorrere, quella della guerra o quella dell’intesa.
Certo è che nel corso dello stesso minaccioso discorso a Washinton, Trump ha voluto sottolineare che gli Stati Uniti “hanno buoni rapporti” con i negoziatori di Teheran, e che “scopriremo cosa succede con l’Iran tra circa 10 giorni”, ribadendo che il regime non può avere l’arma atomica. Dal suo staff trapela che dopo i colloqui di Ginevra, che nonostante restino in salita avrebbero comunque fatto segnare dei passi avanti, alla Casa Bianca si attendono una controproposta scritta degli iraniani per arrivare a un accordo. Da Teheran il capo dell’agenzia atomica Mohammad Eslami ha ribadito che “nessun Paese può privare la Repubblica islamica del suo diritto all’arricchimento nucleare e del diritto di beneficiare pacificamente di questa tecnologia”. Il regime degli ayatollah, apparentemente sopravvissuto all’ennesima rivolta popolare repressa col sangue di migliaia di dimostranti anti-governativi, è rinfrancato dal rinnovato sostegno di Mosca e Pechino. Che in questa fase sembra andare oltre il terreno diplomatico: nelle ultime ore Iran, Russia e Cina hanno concluso un’esercitazione militare navale congiunta nel mare dell’Oman.
Video Iran, raduni per le migliaia di persone uccise nelle recenti proteste
Il Cremlino, per bocca del portavoce Dimitri Peskov, “invita tutte le parti, compresa Teheran, a dar prova di moderazione e diplomazia”. L’Unione europea, che ha formalmente deciso di aggiungere i Pasdaran iraniani all’elenco dei gruppi terroristici, invita a evitare l’escalation. “L’Ue sostiene che un accordo sostenibile sul nucleare iraniano possa essere raggiunto attraverso la diplomazia, ma l’Iran deve dimostrare serietà”, ha sottolineato il portavoce della Commissione Ue per gli Affari esteri, Anouar El Anouni. “Un’escalation militare rischia di avere pesanti conseguenze sulla stabilità della regione”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
