“Nessun bambino può stare bene, se altri bambini soffrono, vicino o lontano da noi”. In queste parole di Loris Malaguzzi, pedagogista ‘papà’ del Reggio Emilia Approach, sta il senso della missione di Reggio Children, che dal ’94 si occupa di tutelare e diffondere il modello educativo degli “asili più belli del mondo”.
Lo stesso Centro a maggio visitato dalla principessa Kate e ora finito sotto la bufera dopo le polemiche nate in città sull’opportunità di accogliere una delegazione di docenti ed educatori di scuole ebraiche dagli Usa e da Israele. Da Reggio Children era stata chiesta una presa di distanza dal governo di Netanyahu, dopo le proteste di attivisti e di una parte di genitori e insegnanti, ma dagli Stati Uniti hanno preferito annullare il viaggio.
Alla vigilia dell’arrivo dei 25 docenti da Israele, il presidente della Comunità ebraica di Milano accusa così la città emiliana di metodi da Terzo Reich e la destra parla di “sconfitta” per Reggio Emilia e di “caccia all’ebreo”.
La città respinge al mittente. Il casus belli scoppia una settimana fa, quando attivisti e alcuni esponenti di sindacati e politica chiedono a Reggio Children di annullare la visita al Centro internazionale Loris Malaguzzi di un gruppo studio di educatori e insegnanti provenienti da scuole ebraiche degli Usa e di Israele, dall’11 al 16 ottobre. Tra le perplessità esternate, fra gli altri dalla deputata M5s Stefania Ascari, gli “eventuali rapporti di alcune delle realtà coinvolte con organizzazioni che sostengono le forze di difesa israeliane”.
Reggio Children prende tempo, sottolineando che a tutto il network di persone e realtà che a vario titolo entrano in relazione con loro viene chiesta l’adesione alla Carta per una educazione democratica e partecipata che chiede, fra i vari punti, di ripudiare la guerra e condannare “ogni forma di genocidio”.
Le polemiche non si placano. La sera del 6 ottobre un centinaio di attivisti protesta con bandiere, striscioni e megafoni davanti al Centro Malaguzzi. Dentro in quelle ore si svolgeva una Consulta, un’assemblea di 400 persone tra genitori, insegnanti e rappresentanti dei Consigli di infanzia, al termine della quale la presidente di Reggio Children Maddalena Tedeschi sottolineava che la Carta è rivolta a tutti, anche al gruppo di educatori ebraici, al quale “è stata chiesta un’ulteriore presa di distanza, esplicita, dalle politiche del governo Netanyahu”.
Oltreoceano questo non è stato digerito: i 71 insegnanti dagli Usa rimandano il viaggio, mentre i 25 da Israele confermano e saranno in città domani. Faranno incontri con pedagogisti e insegnanti, visite nelle scuole. Ordinarie attività proposte ai gruppi di studio. Ma intanto la destra insorge contro il sindaco dem. Il ministro Tommaso Foti (FdI) afferma che la rinuncia della delegazione dagli Usa è una “sconfitta” per una città “che si richiama all’inclusione e al dialogo”.
Il capogruppo FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, parla di “antisemitismo” per aver coinvolto educatori ebrei americani “in una polemica politica in ragione della loro identità”. Il leader della Lega, Matteo Salvini, chiede le dimissioni del sindaco reggiano e parla di “caccia all’ebreo”. Le parole più dure arrivano dal presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, che evoca “metodi e clima” da Terzo Reich. Non ci sta a far passare per nazista l’amministrazione il sindaco dem, Marco Massari, figlio di partigiano: le accuse di antisemitismo al Comune “non corrispondono in alcun modo ai nostri valori, alla nostra storia”.
Domani, in un clima più che mai arroventato, accoglierà personalmente la delegazione israeliana. “La Carta (di Reggio Children, ndr) – ricorda – non chiede a nessuno di rispondere in quanto ebreo, israeliano o appartenente a qualsiasi altra comunità. Chiede a chi partecipa a un percorso educativo di condividere principi universali di rispetto e protezione dell’infanzia”. Reggio Children sottolinea che la Carta è l’unico documento che rappresenta la propria posizione e per il 22 ottobre annuncia un incontro pubblico con una organizzazione di famiglie israeliane e palestinesi.
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