Prove di disgelo nei rapporti fra l’amministrazione Trump e il Papa. “Gli sono grato” per aver detto di non voler dibattere con il presidente: “disaccordi reali ci sono stati e ci saranno ma la realtà è spesso molto più complicata”, ha detto il vicepresidente JD Vance cercando di voltare pagina su un caso che ha sollevato molte polemiche contro la Casa Bianca. Parole di distensione seguite a giornate di alta tensione fra Washington e il primo Pontefice americano della storia. Nei giorni scorsi infatti prima Trump e poi lo stesso Vance avevano criticato duramente il Pontefice per le sue posizioni sull’Iran, attirandosi una pioggia di critiche soprattutto da quella destra cristiana d’America che ha avuto un ruolo essenziale nel riportare il presidente alla Casa Bianca. Polemiche che hanno messo in difficoltà il vicepresidente, cattolico praticante che aspira a essere il candidato repubblicano alle presidenziali del 2028. “Papa Leone predica il Vangelo e questo significa che offre le sue opinioni sulle questioni morali del giorno.
L’intera amministrazione si impegna ad applicare questi principi morali in un mondo caotico. Sarà nelle nostre preghiere, e spero che noi saremo nelle sue”, ha spiegato il vicepresidente cercando di archiviare il caso. Per allentare la tensione e smorzare le critiche, mostrando allo stesso tempo il suo impegno agli elettori cristiani, Trump reciterà martedì alcuni versetti della Bibbia dallo Studio Ovale nell’ambito dell’evento “L’America legge la Bibbia”. Il presidente leggerà un passo del Secondo libro delle Cronache 7:11-22, che include il popolare versetto 14 spesso citato negli Stati Uniti: “Se il mio popolo, che è chiamato con il mio nome, si umilierà, pregherà, cercherà il mio volto e si convertirà dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò la sua terra”. Lo scontro fra l’amministrazione e il Papa si è consumato sull’Iran. Il conflitto è al centro dell’azione della Casa Bianca e agita Trump. Pur mostrandosi spavaldo e aggressivo, riporta il Wall Street Journal, il presidente fa i conti con la propria “paura” di inviare soldati in situazioni di pericolo. Lo ha dimostrato opponendosi all’ipotesi di inviare truppe sull’isola di Kharg sebbene gli fosse stato assicurato che la missione avrebbe avuto successo. Il commander-in-chief temeva un bagno di sangue e si è spinto fino a dire che i soldati americani sarebbero stati “anatre da tiro” sull’isola. Quando i due piloti sono stati dispesi in Iran, Trump – ha riferito il Wall Street Journal – ha urlato per ore contro i suoi consiglieri, contro l’Europa che non aiutava e contro l’elevato prezzo della benzina.
Ha ricordato a chiunque gli si avvicinava quanto accaduto in Iran a Jimmy Carter durante la crisi degli ostaggi. “Gli costò le elezioni. Che disastro”, andava ripetendo. Dopo aver ordinato il recupero dei due piloti, i suoi consiglieri hanno preferito allontanarlo dalla stanza delle decisioni temendo che il suo stile e la sua impazienza avrebbe complicato un’operazione già delicata, quella per le forze armate di mettere per la prima volta piede in Iran dalla crisi degli ostaggi. Trump è apparso preoccupato con i suoi consiglieri anche di alcuni dei suoi messaggi pubblicati su Truth, soprattutto quelli con insulti e riferimenti ad Allah, nessuno dei quali era parte di piano per la sicurezza nazionale: tutti i post – ha spiegato fonti della Casa Bianca – erano un’improvvisazione del presidente. Quando alcuni all’interno dell’amministrazione lo hanno incalzato sul messaggio sulla distruzione della civiltà iraniana dopo aver ricevuto lamentale da senatori repubblicani e leader cristiani, il presidente ha spiegato che il riferimento ad Allah era stata una sua idea personale e che lo stile aggressivo era usato perchè l’Iran capisse. Poi in segno di esitazione aveva però chiesto: “Come sta andando?”. L’Iran aveva bollato la sua minaccia come inaccettabile.
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