Venezia, il cinema si mobilita per la liberazione di Alberto Trentini – Italia – Ansa.it

Venezia, il cinema si mobilita per la liberazione di Alberto Trentini – Italia – Ansa.it


“Esigiamo che il nostro governo concretizzi gli sforzi per portare a casa Alberto. Ogni giorno in più di detenzione e attesa produce una intollerabile sofferenza”. La voce di Armanda Colusso, la madre di Alberto Trentini, sale dalla Mostra del Cinema di Venezia.

Un’occasione in più per puntare l’attenzione sulla vicenda assurda di un ragazzo – veneziano – detenuto da oltre trecento giorni in un carere di Caracas senza una accusa precisa. La donna è intervenuta all’incontro aperto ai cittadini e promosso dall’Associazione Articolo 21, in collaborazione con il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici e l’associazione Isola Edipo.

L’iniziativa si è svolta nella Casa degli Autori, uno stand del festival del cinema ospitato nel cortile del patronato della Chiesa di Sant’Antonio al Lido, proprio sotto il terrazzino della casa di Alberto.

“Alberto – ha detto ancora Colusso – deve tornare a casa subito. Scrivete, parlatene, passate voce, l’attenzione che si crea grazie alla solidarietà di artisti e giornalisti spero sia da sprone per chi ancora tentenna”. A inizio agosto era stata rinviata la missione di Luigi Vignali, la figura designata dalla Farnesina per occuparsi del caso Trentini e degli altri 15 italiani detenuti nelle carceri venezuelane: a Caracas non è stato ricevuto, nonostante le rassicurazioni del governo locale.

“Abbiamo mandato un inviato gradito anche alla famiglia – aveva detto allora il ministro degli Esteri Antonio Tajani – Ma è il governo venezuelano che decide se far avere un colloquio o no. Stiamo cercando di fare tutto il possibile ma non è così semplice”. Domenica scorsa il lavoro diplomatico era riuscito a far liberare due italo-venezuelani, Amerigo De Grazia e Margarita Assenza. Trentini però rimane ancora nel carcere di El Rodeo. Ora per lui torna a mobilitarsi anche il mondo del cinema.

“Non è accettabile – ha detto il direttore di Biennale Cinema Alberto Barbera – che una famiglia sia obbligata a una sofferenza così ingiustificabile, e che dura da così tanto tempo, ingiusta soprattutto in assenza di un capo di imputazione per detenere in carcere un ragazzo che stava facendo del bene. Sono qui per portare la mia personale solidarietà alla famiglia di Alberto – ha sottolineato – Sono a disposizione, e lo è anche la Mostra del Cinema, a far cassa di risonanza di questo caso umano che va risolto al più presto”.



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