Venezuela in ginocchio per il terremoto, centinaia di morti e quasi 40 mila dispersi – Notizie – Ansa.it

Venezuela in ginocchio per il terremoto, centinaia di morti e quasi 40 mila dispersi – Notizie – Ansa.it


Il Venezuela è un Paese in ginocchio, ferito al cuore da un terremoto violentissimo che ha colpito la capitale Caracas, ma soprattutto la zona costiera dello Stato de La Guaira, dove potrebbe aver provocato un’ecatombe con migliaia di morti. Sono 39.457 le persone disperse, secondo quanto emerge dai dati raccolti dal sito internet www.desaparecidosterremotovenezuela.com, creato per iniziativa popolare poche ore dopo il sisma per aiutare le famiglie a segnalare e rintracciare i propri cari di cui non hanno più notizie.

I centri abitati, all’alba, poche ore dopo il disastro, sembrano zone di guerra dopo un bombardamento. Decine e decine di edifici sono crollati, ridotti in polvere, altri sono sventrati e ripiegati su se stessi. Si stanno spegnendo gli incendi provocati dalle fughe di gas, ma la gente è ancora per strada, a piangere, senza più niente, sotto shock, in cerca dei propri cari, in mezzo a montagne di calcinacci.

“Tutto ci stava cadendo addosso. I televisori erano a terra. Sembrava un film horror. E’ durato tantissimo, circa due minuti”, ha raccontato alla stampa locale una residente di una delle zone a ovest di Caracas, tra le più colpite. “Il boato è stato terrificante”, ha aggiunto una sua vicina.

 

 

Ora l’obiettivo primario è far arrivare prima possibile i soccorsi e gli aiuti, ma non è un compito facile: molti ponti sono lesionati, l’aeroporto gravemente danneggiato è ancora chiuso e le comunicazioni sono al collasso. Si scava comunque senza sosta. La presidente ad interim Delcy Rodriguez, visibilmente emozionata, ha dichiarato in diretta tv lo stato di emergenza, ha annunciato la chiusura di scuole e tribunali, invitando alla calma e facendo appello all’unità nazionale. Cooptati anche tutti i medici e gli infermieri del Paese.

In poche ore è scattata la solidarietà internazionale: sono arrivati quintali di aiuti dai Paesi vicini e squadre di soccorso da mezzo mondo, dagli Usa all’Unione europea, che ha fatto scattare il meccanismo di Protezione civile, mentre l’Fmi ha stanziato 200 miloni per la ricostruzione. Invio di uomini anche dalla Turchia al Messico, Paesi che conoscono bene catastrofi simili: tutti sono impegnati in una corsa contro il tempo pur di salvare più persone, ancora sotto le macerie.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha assicurato al governo di Caracas ogni tipo di sostegno. Si sta preparando l’invio di uomini dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile a bordo di aerei dell’Aeronautica militare. Intanto la Farnesina da ore monitora le condizioni della grande comunità italo venezuelana e dei connazionali presenti nel Paese.

A meno di 24 ore dal sisma, il bilancio era di 188 morti e circa mille feriti. Numeri tragicamente provvisori: la paura è che le due scosse, la prima di magnitudo 7,1, la seconda 7,5, a pochissimi secondi di distanza, abbiano causato una vera strage.

La cifra che crea angoscia profonda è quella dei dispersi che cresce di continuo, prima 10 mila, poi 25mila persone e ancora quasi 40 mila. La paura che attanaglia tutti è che alla fine il numero dei morti si avvicini, come un incubo, alla stima realizzata a caldo dal Servizio Geologico statunitense, dalle 1000 alle 100mila vittime.

 Impressionanti le immagini riprese da alcuni pescatori a bordo della loro piccola barca mentre erano a poche miglia dalla terra ferma: prima il mare che improvvisamente si increspa, con onde sempre più alte. Subito dopo, all’orizzonte, lungo la costa alte colonne in fila di fumo bianche. Erano i palazzi che stavano crollando in sequenza, come carte da gioco, una sull’altra.

A rendere questo sisma così letale il fatto che ci siano state due episodi potentissimi, uno dopo l’altro, ma anche che si è generato a una profondità relativamente bassa: la prima scossa a 20 chilometri sotto la crosta terrestre, la seconda, la più potente, che ha causato i drammi peggiori, ad appena 10 chilometri. Poi a peggiorare la situazione gli scarsi controlli sulle costruzioni: mentre si contano i morti c’è già chi lamenta il fatto che in Venezuela si costruisca senza criterio.

Pochissimi i progetti rispettosi delle norme anti-sismiche, nessuna pianificazione urbanistica e scarsa manutenzione degli immobili, malgrado il Paese sia ad altissimo rischio terremoti, situato com’è lungo la faglia tra la placca dei Caraibi e quella del Sudamerica.
   

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