Un ragazzo di 11 anni è stato estratto vivo dalle macerie a Caraballeda, nel nord del Venezuela, tre giorni dopo i catastrofici terremoti che hanno devastato la regione. Lo ha annunciato la presidente ad interim del Paese, Delcy Rodriguez. “Pochi minuti fa, un ragazzo di 11 anni è stato estratto vivo a Caraballeda. In questo momento, ogni vita è fonte di speranza per il Venezuela”, ha scritto Rodriguez su X, allegando al suo messaggio un video del salvataggio del bambino.
Video Terremoto in Venezuela, le squadre di soccorso cercano persone intrappolate tra le macerie
Msf, ‘La Guaira come una zona di guerra, ospedali ancora pieni’
Gli ospedali di Caracas e di La Guaira restano sotto forte pressione per l’afflusso di feriti, mentre continuano ad arrivare anche mezzi con numerose salme. Lo riferisce Medici senza frontiere (Msf), che prosegue la distribuzione di kit medici contenenti medicinali, antibiotici, analgesici e grandi quantità di materiale per le medicazioni destinati alle strutture sanitarie impegnate nell’emergenza. “E’ davvero impressionante vedere l’enorme solidarietà dimostrata dal popolo venezuelano.
Ci sono migliaia di moto che si dirigono verso La Guaira per portare aiuti”, racconta Andreas Spaett, direttore dei programmi di Msf in Venezuela. Secondo il responsabile dell’organizzazione, la città “sembra una zona di guerra”. “Nelle mie precedenti esperienze con Msf ho lavorato in situazioni simili, ma quello che hanno visto i miei occhi assomiglia proprio a ciò che si vede in una zona di conflitto armato”, afferma, spiegando che numerosi sfollati sono ospitati in uno stadio all’aperto. Spaett osserva che la situazione negli ospedali è in parte migliorata, con i feriti che vengono progressivamente presi in carico dal personale sanitario. Tuttavia, aggiunge, continuano ad arrivare veicoli con “molte salme a bordo”. “E’ una situazione piuttosto commovente. Per il momento continuiamo a fornire sostegno tramite donazioni”, conclude.
Unicef, in Venezuela 680mila bambini hanno bisogno di assistenza umanitaria
L’Unicef stima che 1,8 milioni di persone, tra cui 680.000 bambini, abbiano bisogno di assistenza umanitaria a seguito dei terremoti che hanno colpito il Venezuela il 24 giugno. In collaborazione con il governo del Venezuela, il sistema delle Nazioni Unite e altri partner umanitari, l’Unicef ha attivato una risposta di emergenza potenziata, inviando personale aggiuntivo e mobilitando aiuti per raggiungere circa 650.000 persone, tra cui 234.000 bambini, con assistenza nei settori della salute, della nutrizione, dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari, della protezione dell’infanzia e dell’istruzione. Il 27 giugno è arrivato a Valencia (Venezuela) un primo carico aereo dell’Unicef, proveniente dal magazzino regionale dell’Unicef a Panama, contenente 20 tonnellate metriche di forniture mediche, articoli per l’acqua e i servizi igienico-sanitari e tende. Nei prossimi giorni è previsto un secondo carico proveniente dal centro di approvvigionamento globale dell’Unicef a Copenaghen. Complessivamente, i due carichi dovrebbero fornire sostegno a oltre 100.000 persone. L’Unicef stima che siano necessari 52 milioni di dollari americani per far fronte all’emergenza sismica, nell’ambito del più ampio appello ‘Azione umanitaria per i bambini 2026’ a favore del Venezuela, che ammonta a 137,6 milioni di dollari americani. L’Unicef ha già mobilitato circa 3,5 milioni di dollari americani dai propri fondi interni di emergenza.
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