“Io e la presidente von der Leyen stiamo lavorando all’accordo quadro sui rapporti tra il Parlamento e la Commissione. La parola alla Presidente Ursula von der Leyen”, ha detto la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola aprendo la plenaria che più tardi, dopo mezzogiorno, sarà chiamata a approvare con maggioranza semplice dei votanti il collegio della Commissione Ue presieduto da Ursula von der Leyen.
La libertà per l’Europa, come in passato, “non sarà gratuita”. “Significa fare scelte difficili. Significa investire massicciamente nella nostra sicurezza e prosperità. E soprattutto significherà rimanere uniti e fedeli ai nostri valori. Trovare il modo di lavorare insieme e superare la frammentazione”, ha detto la presidente della Commissione nel suo discorso alla plenaria del Parlamento Europeo. “Perché credo che la nostra generazione di europei debba lottare ancora una volta per la libertà e la sovranità”, ha aggiunto.
“La prima grande iniziativa della nuova Commissione sarà una Bussola della Competitività e sarà la cornice del nostro lavoro per il resto del mandato. La Bussola si baserà sui tre pilastri del rapporto Draghi. Il primo è chiudere il divario d’innovazione con gli Stati Uniti e la Cina, il secondo è un piano comune per la decarbonizzazione e la competitività, il terzo è l’aumento della sicurezza e la riduzione delle dipendenze”.
“La quota globale di domande di brevetto dell’Europa è pari a quella degli Stati Uniti e della Cina. Ma solo un terzo di questi viene sfruttato commercialmente – ha aggiunto von der Leyen -. Siamo più o meno bravi degli Stati Uniti nella creazione di start-up. Ma quando si tratta di creare nuove imprese, facciamo molto peggio dei nostri concorrenti. Una startup californiana può espandersi e raccogliere fondi in tutti gli Stati Uniti. Ma una startup in Europa deve affrontare 27 barriere nazionali diverse. Dobbiamo rendere più facile la crescita in Europa”.
IL PUNTO
Oggi il voto definitivo dell’aula e Ursula von der Leyen sembra essere riuscita ad allargare a destra e a sinistra i confini della sua maggioranza, creando però grandi malumori in tutti i gruppi che la sostengono dalla prima ora. E alla fine solo i numeri, ovvero se andrà sopra o sotto i 400 voti, diranno se questa manovra avrà avuto successo o meno.
Dopo il ramoscello di ulivo lanciato lunedì, almeno una metà dei Verdi voteranno la sua Commissione bis, tanto che perfino il capo dei popolari Manfred Weber, considerato un falco, ha dovuto ammettere obtorto collo che anche loro fanno parte della nuova maggioranza. Specularmente, non tutti ma molti iscritti al gruppo dei Conservatori e riformisti – e tra loro gli italiani di Fratelli d’Italia – appoggeranno il nuovo esecutivo europeo.
Al contempo, però, si moltiplicano i mal di pancia nel nocciolo duro dei sostenitori della presidente: i socialisti francesi dovrebbero votare contro, mentre i tedeschi e i belgi pare siano orientati verso l’astensione, come i popolari spagnoli e qualche liberale.
Paradossalmente la Commissione Ursula bis, in assenza di sorprese assolutamente clamorose, nascerà grazie a una frammentazione generalizzata dei gruppi al loro interno in un clima di grande diffidenza reciproca. La relazione più complicata è ormai da tempo quella tra i popolari e i socialisti: storicamente il patto tra le due prime famiglie europee è sempre stata la garanzia ultima della stabilità europea. Stavolta, invece, il clima di tregua armata è tangibile. Al centro dello scontro i rapporti con il gruppo di Ecr emerso in tutta evidenza nelle parole dei protagonisti a 24 ore dal voto. Manfred Weber ha lodato apertamente la condotta dei conservatori, sottolineando che senza di loro “non ci sarebbe stata la nomina della commissaria socialista, Teresa Ribera”. A suo giudizio, grazie a Ecr è nato “un centro allargato che è garanzia di stabilità”. Ovviamente, pur di tenere buono il premier polacco Donald Tusk, ha sottolineato che da questo ragionamento è escluso “il PiS di Kaczyński”, il cui “governo non agiva nel rispetto dello stato di diritto”.
Di parere opposto la capogruppo socialista, la spagnola Iratxe Garcia Perez, preoccupatissima a segnare con fermezza i confini dell’attuale maggioranza, escludendo “ogni cooperazione con Ecr”. “Noi socialisti abbiamo dimostrato responsabilità negoziando con i popolari, i liberali e i Verdi: queste sono le forze politiche con cui lavoreremo per realizzare le politiche di cui l’Ue ha bisogno. Capisco che il Ppe voglia collaborare con una forza politica con cui noi non stiamo negoziando ma per noi in nessun caso Ecr rientra in questa cooperazione”. Ma anche lei non si fa illusioni: è consapevole che da domani, subito dopo il voto, si aprirà una fase di trattativa continua, segnata da forti tensioni. “Domani sarà una giornata importante, ma non firmiamo un assegno in bianco: dal giorno dopo – ha annunciato Garcia Perez – lavoreremo con gli altri gruppi per ottenere impegni comuni. Poi se non sarà così vedremo che strada prendere”.
Insomma, almeno alla vigilia la nuova Commissione è sembrata partire molto più debole della prima: probabilmente dal punto meramente numerico sarà così. Tuttavia chissà se von der Leyen, seguendo il vecchio motto ‘divide et impera’, sarà capace di trarre forza dalla debolezza dei suoi supporter e trasformarsi ben presto nell’unico punto di sintesi credibile e forte, lontana dai litigi continui dei suoi sostenitori.
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