Un uomo di 72 anni è morto per infezione da West Nile nell’ospedale di Caserta, dove era ricoverato. Si tratta del quarto decesso in Campania e l’ottavo in Italia.
L’anziano, di Maddaloni, nel Casertano, aveva malattie pregresse e un quadro clinico complesso. Sempre di Maddaloni anche un’altra delle quattro vittime campane. Secondo dati forniti dalla Regione, in Campania vi sono 23 casi di West Nile tra sospetti e confermati.
I tre casi mortali di West Nile nel Casertano, di cui due solo a Maddaloni – l’80enne di due giorni fa e il 72enne morto stamani – fanno alzare la soglia di attenzione dell’Asl di Caserta sull’area ad est della provincia, quasi al confine con il beneventano e il napoletano.
Non c’è ancora un cluster, ma sono in corso indagini epidemiologiche, così come nell’area di Trentola Ducenta, da dove appunto proveniva il 68enne morto ieri in rianimazione all’ospedale Moscati di Aversa.
Oggi si registrano inoltre altri due casi di positività al virus, e uno dei pazienti è in gravi condizioni.
I tre casi di persone decedute hanno punti in comune: si tratta infatti di persone immunodepresse e dal quadro sanitario già in parte compromesso, e anche il 72enne morto oggi aveva importanti patologie pregresse. Proprio il già grave stato di salute, che obbligava tutti e tre a stare quasi sempre a casa, eccetto quando si dovevano spostare sempre per motivi sanitari, fa ipotizzare che il contagio sia avvenuto nelle loro abitazioni tramite la puntura di zanzare, che a loro volta si infettano e diventano portatori del virus tramite determinati tipi di uccelli selvatici. I tre pazienti deceduti avevano tutti gli stessi sintomi, in particolare encefaliti e febbre.
– In Lombardia due nuovi casi autoctoni di West Nile, il virus trasmesso dalla puntura di zanzara, sono stati registrati in Lombardia. Si tratta di due donne, una 38enne a Milano e una 66enne a Pavia. Soltanto quest’ultima è attualmente ricoverata. Lo rende noto all’ANSA la Regione Lombardia, confermando quanto anticipato da alcuni quotidiani. La sorveglianza e il contenimento del virus West Nile, in Lombardia, si basano su un sistema integrato coordinato tra Regione, Ats locali, Comuni e Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna. I Dipartimenti veterinari delle Ats hanno un ruolo attivo nelle fasi di sorveglianza entomologica, sorveglianza sull’avifauna selvatica e sugli equidi. In alcuni siti scelti attraverso valutazione da parte di entomologi, privilegiando posizioni fisse georeferenziate, vengono utilizzate trappole attrattive a CO2, senza luce, con richiamo di anidride carbonica, ottimali per la cattura di specie vettori. Le zanzare raccolte ogni due settimane vengono identificate per specie, raggruppate in pool. I pool vengono quindi inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna per l’analisi molecolare. Alla prima evidenza di virus in una trappola, scattano immediatamente le misure restrittive: controlli su sangue, organi e tessuti donati per la provincia in cui è presente la trappola e nelle province confinanti a 5 chilometri intorno alla trappola.
– “I casi di West Nile in Italia sono in crescita: il picco si prevede dopo la metà di agosto, poi dovrebbe esserci una rapida discesa”. Lo sottolinea Antonello Maruotti, ordinario di Statistica all’università Lumsa, in una video intervista a Rainews.it. Le regioni più colpite finora sono il Lazio e la Campania, mentre gli anni precedenti erano l’Emilia Romagna e il Veneto. “In questo periodo dell’anno ci ritroviamo a monitorare il numero di casi di West Nile presenti in Italia. Non è una novità: basti pensare che già nel 2018 abbiamo osservato oltre 550 casi di West Nile, e lo scorso anno ci siamo fermati poco sopra 460. Dov’è la differenza rispetto al passato? Generalmente – spiega l’esperto – negli anni precedenti abbiamo osservato casi di West Nile circoscritti all’Emilia Romagna, al Veneto e alcune zone della pianura padana. Quest’anno invece, finora, i casi si sono concentrati soprattutto nella provincia di Latina, quindi nella regione Lazio, e anche in Campania. Una vera novità rispetto al passato”. Nelle prossime settimane, rileva, “sicuramente i casi continueranno ad aumentare. I dati degli anni passati ci mostrano una chiara tendenza: la curva comincia a crescere da metà luglio raggiungendo il picco fra la seconda e la terza settimana di agosto. Per poi scendere molto rapidamente subito dopo”.
DONAZIONI SANGUE
– In Veneto i donatori di sangue e plasma che abbiano soggiornato o vivano in province in cui è presente la zanzara vettrice del West Nile Virus non vengono più sospesi, grazie a un particolare test. Lo riferisce l’Avis regionale del Veneto, a proposito dell’allarme legato al virus. “Nella nostra regione – spiega il neo direttore sanitario dell’associazione, Bernardino Spaliviero – alla prima segnalazione di presenza del virus veicolato dalla zanzara comune Culex pipiens è scattata anche quest’anno, dalla fine di giugno, l’esecuzione del test Wnv-Nat che individua l’eventuale presenza nel sangue dei donatori: un test che viene aggiunto agli altri esami per la validazione di ogni sacca donata. Si può quindi continuare a donare, e ricevere, in serenità”. Il test 2025 è già partito nelle province venete. Tutti i campioni di sangue prelevati al momento della donazione vengono analizzati. In caso di positività, la sacca viene immediatamente bloccata. “Rassicuriamo pertanto – conclude Spaliviero – che nessun donatore che dona in Veneto sarà sospeso per il West Nile Virus, e che tutte le sacche sono controllate”.
– Puglia – “Le donazioni di sangue restano sicure e non subiscono alcuna limitazione. Come ogni anno, nei mesi estivi viene attivato il sistema nazionale di sorveglianza per monitorare la circolazione di virus trasmessi da vettori, come ad esempio il West Nile virus”. Lo afferma in una nota il Policlinico di Bari. “Le donazioni – precisa Angelo Ostuni, direttore del Centro regionale sangue della Puglia – possono continuare senza alcuna preoccupazione: il sistema è strutturato per garantire la sicurezza sia del donatore sia del ricevente. Non c’è alcun blocco, ma solo un’attenta vigilanza epidemiologica, come accade ogni estate”. In particolare, in tutte le strutture trasfusionali viene eseguito un test di screening specifico su ogni donatore che abbia pernottato, anche per una sola notte, in una delle province identificate a rischio dal ministero della Salute e dal Centro nazionale sangue. “Si tratta di una misura precauzionale e consolidata – prosegue il Policlinico – che non impedisce la donazione, ma garantisce un’ulteriore tutela per la sicurezza di chi riceve il sangue”. “L’invito a donare resta dunque più che mai valido – conclude – soprattutto in questo periodo: le scorte di sangue sono fondamentali per garantire l’assistenza a migliaia di pazienti”.
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