L’amministrazione americana, venti giorni dopo il raid che ha deposto Nicolas Maduro, ha messo nel mirino anche il regime castrista puntando al suo rovesciamento entro la fine del 2026.
Lo scrive il Wall Street Journal, precisando che Donald Trump sta già cercando di individuare, all’interno del governo dell’isola caraibica, personalità che possano contribuire a raggiungere un accordo per estromettere il regime entro la fine dell’anno. Una sorta di riproposizione del modello seguito in Venezuela con l’appoggio esplicito alla presidente ad interim, Delcy Rodriguez. Per il giornale statunitense, la Casa Bianca ritiene che l’economia cubana sia ormai sull’orlo del collasso e che il governo sia molto fragile ora che non può più contare sull’appoggio dell’esecutivo chavista.
I funzionari americani – sottolinea l’articolo – non hanno ancora un piano concreto per rovesciare il governo, ma ritengono che la fine dell’era di Maduro e le concessioni ottenute dai suoi alleati siano un chiaro monito per Cuba. E la presenza della portaerei Uss George H.W. Bush a 60 miglia da Varadero è un chiaro segnale di quanto gli Usa stiano monitorando da vicino tutta l’area.
Del resto, lo stesso presidente parlò di Cuba subito dopo il raid su Caracas, osservando su Truth che il regime cubano avrebbe dovuto “raggiungere un accordo” prima che fosse “troppo tardi”. “L’Avana – il ragionamento di Trump – ha vissuto per troppo tempo grazie a ingenti somme di denaro e petrolio provenienti dal Venezuela”.
Il tycoon nei giorni successivi ha anche insinuato che il suo segretario di Stato, Marco Rubio, di origine cubana, potrebbe essere un buon presidente per il paese caraibico, oggetto di un embargo economico statunitense da oltre 60 anni.
Di contro, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha preso le sue contromisure per smentire la narrativa di Washington che lo vorrebbe ormai isolato: su X ha reso pubblico un colloquio telefonico con Delcy Rodriguez a cui ha espresso il “sostegno e la solidarietà” di Cuba. Un modo per ribadire che tra i due Paesi resta una forte vicinanza, anche dopo la fine di Maduro. Quindi, pur di uscire dall’angolo, Diaz Canel ha stretto i bulloni delle sue tradizionali alleanze globali: due giorni fa ha avuto un incontro definito “fraterno” con l’ambasciatore cinese nell’isola per rinsaldare “il vincolo di amicizia speciale che lega Cuba con Pechino”. E mercoledì ha ricevuto nel Palacio de la Revolución il ministro dell’Interno russo, Vladimir Alexandrovich Kolokolcev, a cui ha ricordato che per Cuba la Russia resta “un Paese fratello”.
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