L’Ucraina organizzerà le elezioni solo dopo un “cessate il fuoco” e dopo aver ottenuto delle “garanzie di sicurezza”. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky mette a tacere le speculazioni, nate da una anticipazione del Financial Times che lo volevano pronto ad annunciare un piano per indire elezioni presidenziali e un referendum su un eventuale accordo di pace nel giorno del quarto anniversario dell’invasione russa, il prossimo 24 febbraio. Il presidente ha anche chiarito che gli Stati Uniti non hanno minacciato l’Ucraina di revocare le garanzie di sicurezza per spingere il Paese ad organizzare il voto entro il 15 maggio. All’orizzonte c’è invece un nuovo round di negoziati, ha ufficializzato: si terranno proprio negli Stati Uniti, la prossima settimana, il 17 o 18 febbraio. Ma, ha aggiunto Zelensky, non è ancora chiaro se la Russia parteciperà.
L’annuncio arriva mentre la guerra continua ad uccidere: nella regione di Kharkiv hanno perso la vita due bambini di un anno, una bambina di due e il loro papà. Altri due morti nel Dnipro. Sono in molti a ritenere che prima di pensare alle elezioni serva raggiungere un’intesa, in primis l’Alta rappresentante dell’Unione Europea Kaja Kallas: “Tenere elezioni mentre la guerra è ancora in corso non è decisamente una buona soluzione”. Lo ha detto mentre l’Eurocamera dava il via libera al prestito di sostegno da 90 miliardi per tenere in vita la macchina statale ucraina e finanziarne la Difesa. Anche per il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani “prima di votare bisogna arrivare ad un accordo”. Ma certo gli Stati Uniti spingono con forza verso una intesa in tempi stretti, possibilmente prima delle temutissime elezioni di Midterm. All’ordine del giorno dei nuovi colloqui negli Usa, ha spiegato il presidente ucraino, ci sarà la proposta americana di creare una zona franca cuscinetto nel Donbass. Un’opzione su cui c’è scetticismo sia da parte ucraina sia russa: “Nessuna delle parti è favorevole all’idea della zona franca. Abbiamo opinioni diverse al riguardo”. I punti di frizione restano sempre gli stessi: i territori e le modalità per attuare e monitorare il cessate il fuoco. Il Cremlino resta fermo sulla richiesta di controllare l’intero Donbass (anche le porzioni non conquistate militarmente), Kiev continua a preferire un congelamento dell’attuale linea del fronte. Zelensky inoltre ha da sempre sostenuto l’impossibilità di votare in un Paese sotto legge marziale, occupato al 20%, con milioni di sfollati e migliaia al fronte. Anche se un piano per il voto farebbe gioco a Zelensky in termini di probabilità di rielezione nonostante il sostegno non sia quello di quattro anni fa. Pesano gli scandali di corruzione nel suo entourage mentre da tempo si fanno scommesse su chi potrebbe succedergli: un nome fra tutti quello di Valery Zaluzhnyi, ex comandante in capo delle forze armate ucraine e oggi ambasciatore di Kiev a Londra.
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