L’Ucraina “non sta perdendo la guerra. La domanda è se vinceremo, ma è una domanda molto costosa”. A pochi giorni dal quarto anniversario dell’invasione russa Volodymyr Zelensky ha fatto il punto della situazione sul terreno allontanando i timori di una prossima disfatta delle truppe ucraine e affermando come, al contrario, Kiev stia riguadagnando territori nel Sud del Paese. La situazione resta di totale stallo. E l’ultimo round negoziale di Ginevra non sembra aver portato alcun progresso. “Mosca la tira per le lunghe, non si muove per la pace”, ha sottolineato l’Alto Rappresentante Kaja Kallas affermando a chiare lettere di voler puntare al via libera al nuovo pacchetto di sanzioni lunedì.
Nella strategia della Commissione ciascun anniversario dell’invasione russa deve essere segnato con un nuovo round di sanzioni contro Mosca, segno del costante supporto dell’Unione all’Ucraina. Ma il via libera al ventesimo pacchetto è tutt’altro che scontato. A pesare, soprattutto, è il divieto totale dei servizi marittimi per le petroliere russe. La misura continua a non convincere Paesi come Malta e Cipro, che puntano molto su questo genere di introiti. Il testo è stato più volte limato ma la luce verde finale non è ancora vicina. E, in ogni caso, l’Ue deve fare i conti con la posizione della coppia sovranista Slovacchia e Ungheria. Viktor Orban, in piena campagna elettorale, ha annunciato il veto al prestito da 90 miliardi per Kiev. Da giorni il premier magiaro lancia i suoi strali contro l’Ucraina. Volodymyr Zelensky – questa l’accusa – starebbe ritardando le riparazioni dell’oleodotto Druzhba che collega la Russia all’Europa e l’Ungheria e la Slovacchia rischiano così di restare a secco.
L’Ue ha preso sin da subito in carico la questione, assicurando Budapest e Bratislava che la sicurezza energetica dei 27 è una priorità. “Il governo ucraino è impegnato a riparare il gasdotto. Sappiamo però anche come va la storia: gli ucraini riparano le infrastrutture” che “poi vengono di nuovo distrutte”, ha spiegato la portavoce della Commissione Paula Pinho. Ma Orban ha tirato dritto, creando un nuovo casus belli contro l’Ue e anche l’opposizione interna. Ha dato mandato all’ambasciatore in Ue di presentare un’obiezione formale e bloccare così l’ultimo via libera previsto per il prestito da 90 miliardi a Kiev, che comunque non prevede il coinvolgimento di Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. “Finché l’Ucraina bloccherà l’oleodotto Druzhba, l’Ungheria bloccherà il prestito di guerra. Non possiamo essere ricattati!”, ha avvertito Orban, mettendo così a rischio la cerimonia per la firma del prestito, prevista il 24 febbraio. Lo stesso giorno la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa saranno a Kiev per ribadire nella maniera più forte possibile il sostegno dell’Ue a Zelensky. Nell’incontro si parlerà certamente di due questioni chiave: il percorso dell’Ucraina per l’ingresso nell’Unione e le garanzie di sicurezza europee una volta che sarà raggiunto un cessate il fuoco. “Vorrei posizionare le truppe straniere destinate a essere schierate in Ucraina al nostro fianco in prima linea”, ha spiegato Zelensky nell’intervista esclusiva all’Afp. Il tema sarà anche al centro della nuova videocall della Coalizione dei Volenterosi, prevista sempre il 24 febbraio e alla quale parteciperà la premier Giorgia Meloni.
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