Zerocalcare e la polemica: ‘Mi sarei accollato la causa’ – Tv – Ansa.it

Zerocalcare e la polemica: ‘Mi sarei accollato la causa’ – Tv – Ansa.it


Nella serie, Due spicci, si prodiga con gli amici per risolvere i loro problemi nonostante la sua ritrosia e nella realtà scoppia la polemica per le ingiuste condizioni di chi ci ha lavorato: ”a me pare assurdo, se è vera tutta la situazione descritta nelle stories, che nessuno ha mai pensato di scrivermi e di chiedermi una mano”. Michele Rech, in arte Zerocalcare, risponde come di consueto – con un video Instagram in dialetto romano – alle polemiche degli ultimi giorni sui compensi ai lavoratori della sua nuova serie, uscita il 27 maggio su Netflix. Un putiferio che ha portato anche ad un’interrogazione di Maurizio Gasparri, alla risposta della produzione, Movimenti Italia, alla presa di posizione di Cartoon Italia in sua difesa, e anche del presidente di Anica Alessandro Usai.

“Mi dispiace – ha ammesso oggi Zerocalcare – che non hanno pensato che io potevo essere un alleato, perché potevo essere proprio io che sollevavo la questione. Solo che io non è che sono telepatico, se nessuno mi dice che ci sta un problema ma io che c…o ne so. Peraltro non penso di essere una persona particolarmente inaccessibile”. E ha ricordato: “Mi sono accollato qualsiasi causa in questi anni, quando c’è stato bisogno ho pure fatto saltare il banco litigando con tutti, sono diventato la caricatura delle cause perse di ‘sto Paese, ma mo’ figurati se non lo facevo per una cosa che ha addosso il nome mio. Dopodiché io forse sono del ‘900, ma per me funziona che facciamo una riunione, mi spieghi e poi decidiamo come agire. Se adesso io mi trovo una mattina a commentare una serie di accuse da un carosello di stories anonime su Instagram mai sentite prima” con “il tutto strumentalizzato dagli sciacalli che la accollano a me” e “così possono fare cento articoli che mi rompono il c…o e con Gasparri che fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo, ma come c…o si fa così?”.

“Detto questo – ha concluso Rech – molte delle cose che ho letto sono questioni reali che riguardano tutto il settore dell’animazione, anzi in realtà tutto il mercato del lavoro, perché non è che le partite IVA le hanno soltanto gli animatori. Penso sia giusto che queste istanze vengano discusse e portate intorno a un tavolo, ma io francamente non ho proprio idea di qual è la soluzione, se provare a strutturare un osservatorio sulle condizioni del lavoro nel settore oppure creare una forma di rating sui salari in modo che ci sia una specie di albo delle produzioni virtuose e di quelle di m…a.

Non so manco se sta roba che dico è fattibile perché il dato surreale di tutta ‘sta discussione è che io non sono né un animatore né un produttore, però c’è una cosa effettivamente vera in tutto ‘sto delirio: io sono parte di questa filiera produttiva come qualsiasi autore, quindi penso che sia giusto che pure noi ci mettiamo a disposizione. Lo dico sperando che si accolli pure qualcun altro perché mi pare che agli altri nessuno gli chiede mai un c…o. Magari per una volta, ‘sto uso strumentale del nome mio sparato dappertutto porta pure a una cosa buona”.
   

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