Zubin Mehta: “Compio 90 anni ma non mi fermo” – Notizie – Ansa.it

Zubin Mehta: “Compio 90 anni ma non mi fermo” – Notizie – Ansa.it


Alla vigilia dei suoi 90 anni, Zubin Mehta non pensa ai bilanci, ma al futuro, con lo sguardo sempre rivolto alla sua orchestra e al coro: il compleanno lo festeggerà il 29 aprile sul podio, al Maggio Musicale Fiorentino, dirigendo la Nona sinfonia di Beethoven. “A 90 anni ascolto ancora musica tutto il giorno e continuo a studiare. Non ho fatto piani per il futuro, ma di certo non mi fermo: dopo il compleanno, ai primi di maggio, sarò a dirigere a Berlino, poi a Monaco”, afferma il maestro, nato a Bombay nel 1936, tra i più grandi direttori d’orchestra del nostro tempo.
    Oltre sessant’anni di carriera, migliaia di concerti e podi in tutto il mondo ne fanno una figura centrale della scena musicale internazionale. Sono oltre duemila solo gli eventi con il Maggio Musicale Fiorentino, dove ha scelto di spegnere le 90 candeline. “Firenze è casa mia da 50 anni. Sono arrivato in Italia, a Siena, all’Accademia Chigiana, e poi a Firenze”, ricorda. Il primo concerto col Maggio risale all’11 febbraio 1962, quando diresse il Titano di Gustav Mahler. Nominato direttore principale dell’orchestra dal 1985 al 2017, oggi è direttore onorario a vita. “Sono molto legato all’orchestra e al coro, al Teatro e alla città per questo ho deciso di festeggiare qui il mio compleanno eseguendo Beethoven”.
    Per l’occasione, il teatro gli dedica una mostra fotografica nel foyer con 90 scatti che ripercorrono la sua carriera internazionale. Un’ascesa iniziata giovanissimo, grazie alla formazione ricevuta dal padre Mehli Mehta, musicista e fondatore della Bombay Symphony Orchestra. “Mio padre era un grande violinista – ricorda -, ha studiato a New York cinque anni con un grande professore di violino e mandava a noi a Bombay tutti i programmi che suonava, con i suoi commenti. Lui mi ha dato una formazione continua, ogni giorno ricevevo la sua posta da New York”. Sostenuto anche dalla madre, “suonava il piano, ma in modo amatoriale”, Mehta si trasferisce a Vienna. “Ho frequentato il conservatorio e al secondo anno sono entrato nella classe di direzione d’orchestra di Hans Swarowski all’Akademie für Musik.
    Lui è stato il mio maestro per tutto il resto della mia vita.
    Era l’uomo più educato che abbia mai incontrato, mi ha trasmesso tutti i suoi segreti”. Da Vienna prende avvio una carriera internazionale rapidissima: poco più che ventenne debutta a Liverpool e dirige alcune delle principali orchestre del mondo, tra cui i Wiener e i Berliner Philharmoniker e la Israel Philharmonic Orchestra, con cui mantiene un legame lungo oltre mezzo secolo, fino alla nomina a direttore emerito nel 2019. È stato anche direttore musicale della Montreal Symphony, della Los Angeles Philharmonic e della New York Philharmonic per tredici anni, il periodo più lungo nella storia dell’orchestra.
    Parallelamente all’attività sinfonica, dal debutto operistico con Tosca nel 1963, ha collaborato con i maggiori teatri e festival internazionali, dal Metropolitan di New York alla Scala di Milano, fino al Festival di Salisburgo.
    “Nella mia carriera ho anche fatto un film, dirigendo la colonna sonora di Manhattan di Woody Allen, una persona simpaticissima”, racconta. E ricorda con affetto anche l’amicizia con Sophia Loren: “Il figlio ha studiato direzione d’orchestra con mio padre e siamo diventati molto amici di famiglia”. Tra gli amici più cari cita Daniel Barenboim, Pinchas Zukerman e Itzhak Perlman. “Pinchas ha suonato con me a Bombay un paio di mesi fa. Siamo ancora molto amici”. Proprio nella sua città natale ha fondato, insieme al fratello Zarin, la Mehli Mehta Music Foundation per la promozione di nuovi talenti.
    Guardando alle nuove generazioni, Mehta vede “un movimento di giovani interessante, vedo talento. Se dovessi dare loro un consiglio direi di fare molta pratica”. È impegnato anche nella scuola di musica Buchmann-Mehta a Tel Aviv, città a cui è profondamente legato ma dalla quale è assente da oltre un anno.
    “Ho rifiutato di andare in Israele – spiega – perché non sono d’accordo con la politica di Benjamin Netanyahu. Come non sono d’accordo con la politica di Donald Trump, hanno la stessa politica pericolosa”.
    Da qui, forse, la scelta della Nona di Beethoven, Inno alla gioia, per festeggiare il compleanno: “Il testo di Schiller dice tutto, parla di pace e fratellanza che è ciò che tutto il mondo auspica in questo momento. E io condivido il testo, la musica può essere uno strumento di fratellanza”. 

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