Il Pasolini di ‘Comizi d’amore’ lo definì uno “scandalo inintegrabile”. A certificare l’onda d’urto delle sue battaglie in una società italiana in bilico tra costumi antichi e mutazione antropologica. Per il De Gregori di ‘Rimmel’ era il Signor Hood, “con due pistole caricate a salve e un canestro pieno di parole”. Una metafora per la verbosità e la radicalità pacifista che portò tra piazze e Parlamento. Adriano Celentano, in una tribuna elettorale del 1994, elogiò il suo ruolo di “spia del popolo” contro le “malefatte della partitocrazia”. Per Vasco Rossi era il suo “alter ego politico”.
Video Pannella e la festa al Partito radicale per gli 85 anni
Eppure, a dieci anni dalla morte di Marco Pannella, aggettivi e definizioni non sembrano riuscire a circoscrivere e trattenere una delle figure più dirompenti e inafferrabili della storia politica italiana.
Pannella fu tante cose insieme. Leader di partito fuori dagli schemi, in primis. Capace di rivoluzionare il modo di comunicare e fare politica in un’Italia ancora legata a schemi paludati.
“Il ragionevole sregolamento di tutti i sensi”, sintetizzò lui stesso, citando Arthur Rimbaud, quando fu chiamato a definire la sua attività alla guida del Partito Radicale. Nel mezzo del periodo contrassegnato dalle ‘ideologie forti’, Pannella ebbe un’intuizione: portare la politica fuori dalle fabbriche e dai congressi per farla entrare nelle case e nei letti delle persone. Da qui, le battaglie in difesa dei diritti individuali e civili: il quid di una carriera politica lunga sessant’anni.
Nel ’55, dopo un’esperienza nella Gioventù Liberale e nell’Unione goliardica italiana, fondò il Partito Radicale insieme a Mario Pannunzio, direttore del Mondo. Ma è dal ’63, quando Pannella prese il timone del partito, che la sede di Torre Argentina cominciò a cambiare pelle: da un circolo di eredi del laicismo a incrocio affollato di culture politiche diverse. Pacifisti, femministe, gay e ambientalisti. Nel fermento di fine anni ’60, un Pannella liberale e anticomunista, cominciò a rompere gli steccati ideologici e non solo. Con la Lega italiana per il divorzio (Lid) portò la politica fuori dal partito per parlare anche a quei segmenti più conservatori della società. E alla fine anche quegli italiani più moderati, sensibili alle indicazioni di Chiesa e Dc, gli diedero ragione.
La vittoria del no al referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio nel ’74 fu una scommessa vinta da Pannella. Che inaugurò così la stagione delle consultazioni referendarie. In quarant’anni chiese 117 referendum, raccogliendo più di 60 milioni di firme: dallo stop al finanziamento pubblico dei partiti fino al nucleare. Sfide che si intrecciano a un’altra battaglia di avanguardia, quella sull’aborto.
Ma non sono solo le istanze a definire il successo di Pannella. È anche la ricerca incessante di nuove forme di lotta politica, nel segno della disobbedienza civile e della nonviolenza. Ben presto il leader cominciò a sperimentare gli scioperi della fame e della sete, usati per attirare l’attenzione politica e mediatica sui temi più diversi: le carceri sovraffollate, la fame nel mondo, il pluralismo nella tv pubblica. Nel 2002, durante uno sciopero della sete per protestare contro lo stallo in Parlamento sulla nomina del Csm, arrivò a bere la propria urina, definita il “frutto del suo corpo”.
“Un laico che dà corpo alle proprie idee”, si autodefinì in una tribuna dell’87. Un leader che fece del suo ‘essere materia’ uno strumento di battaglia, al pari della sua arte oratoria. Che pure utilizzò come arma, spingendola al limite. È sua la trovata dell’ostruzionismo parlamentare: discorsi chilometrici, anche di sette o otto ore, protratti fino a notte fonda per ostacolare l’approvazione delle leggi. E poi le strategie comunicative estreme: l’apparizione con un vestito da fantasma in diretta tv per il referendum sulla caccia nel ’97 e lo spinello fumato in pubblico nel ’75 – che gli valse un arresto – per promuovere la depenalizzazione. Solo per richiamare due istantanee che raccontano il protagonismo di un leader irrequieto. Tanto da interrompere, ex abrupto, anche sodalizi politici fondamentali, come quello con la compagna di battaglie Emma Bonino. Pannella contribuì certo alla personalizzazione dei partiti politici. Ma fece dell’ascolto e del dialogo con mondi diversi la cifra di una carriera senza confini. Passò dalla contiguità con gli attivisti degli anni ’70 all’alleanza con Silvio Berlusconi nel ’94. Fu in grado di attirare le simpatie di cantanti pop e intellettuali raffinati, di mescolare, nella vita come nella politica, l’alto e il basso. Senza occupare necessariamente un posto predefinito nel panorama politico, ma restando fermo nelle sue idee.
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