Il momento in cui si fa coming out è sempre difficile, ma per le persone credenti può esserlo ancora di più. Nasce per favorire l’accompagnamento in questa fase delicata il gruppo “fede & queer”, un’iniziativa della Diocesi di Bolzano-Bressanone dedicata all’accoglienza, al dialogo e al supporto delle persone Lgbtq+ credenti che, tramite la storia di un suo componente, partecipa al progetto “Sempre qui. Storia queer dell’Alto Adige“, ideato dalla regista Martine De Blasi e dalla cooperativa sociale Ekletktika per rendere visibili le storie di vita delle persone queer in Alto Adige in occasione del “Coming out day” dell’11 ottobre.
Il coming out, infatti, non riguarda soltanto la persona interessata, ma coinvolge spesso anche la famiglia e l’ambiente circostante. Per questo motivo il gruppo di lavoro si impegna a promuovere l’apertura, l’ascolto reciproco e un approccio rispettoso nei confronti delle diverse storie di vita. “Vogliamo far capire alle persone queer che la Chiesa comincia a cambiare, che, come comunità ecclesiale, abbiamo il dovere di ridare loro quella dignità che in passato gli abbiamo tolto”, spiega all’ANSA Renate Rottensteiner, responsabile della Pastorale degli adulti della Diocesi di Bolzano-Bressanone e coordinatrice del gruppo “fede & queer”, composto da laici e queer. Qualche passo è stato fatto con il Cammino sinodale, il percorso quinquennale voluto da papa Francesco e avviato dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) tra il 2020 e il 2025. “Qualcosa si sta muovendo, anche se per ora sono ancora piccoli passi rispetto all’ambito tedesco, dove le richieste che emergono sono più forti. Il Sinodo evidenzia che tutte le Diocesi italiane sono invitate a lavorare contro l’omofobia”, sottolinea Rottensteiner. “A settembre abbiamo partecipato ad un incontro molto interessante a Roma: era la prima volta che le persone che in tutta Italia si occupano della pastorale omoaffettiva si sono incontrate per conoscersi e per fare il punto di ciò che sta succedendo in tutte le Diocesi”.
Nel momento in cui lavora per favorire il momento del coming out, aggiunge Rottensteiner, è fondamentale occuparsi dell’intero ambiente familiare della persona queer. “Per tante persone giovani, la Chiesa non è più così importante, ma per i loro genitori, per i loro nonni e per i loro zii lo è. Per questo anche i familiari hanno bisogno di sostegno e di aiuto, e necessitano di ricevere la chiara informazione che tutte le persone sono amate da Dio. In linea teorica non dovremmo neanche più parlarne, ma nel concreto, visto tutte le ferite che sono state create dalla Chiesa, dobbiamo continuare a ripetere questo messaggio”, conclude la coordinatrice del gruppo “fede & queer”.
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