La decisione dell’Eni di mettere un tetto al prezzo dei carburanti per almeno un mese – con la moral suasion e il successivo plauso della premier Giorgia Meloni – ha aperto il vaso di Pandora del centrodestra. Immediata tra gli alleati è scattata la corsa ad intestarsi la ratio della misura e, soprattutto, a volere di più.
La Lega si è presa la scena chiedendo che la prossima manovra preveda “un contributo importante dalle grandi banche”. In una nota del partito si spiega: “Bene il contributo volontario di Eni per aiutare gli italiani. Ora, in legge di bilancio, ci aspettiamo un contributo ancora più rilevante dalle grandi banche: Eni ha chiuso il 2025 con quasi 5 miliardi di utile netto, mentre gli utili delle banche italiane nel 2026 sono attesi intorno ai 50 miliardi. Ci aspettiamo pertanto un contributo molto importante.
A sostegno di famiglie, lavoratori, imprese”. Parole chiare alla vigilia della preparazione della legge fondamentale dello Stato. Forza Italia non sta a guardare. La differenza con la Lega non è solo nei toni ma anche nei contenuti: “L’Eni ha annunciato un tetto al prezzo dei prodotti petroliferi. Una decisione lodevole che è il frutto della politica di FI. Se avessimo dato retta alle sirene della sinistra” e anche a “qualche” spinta nel “centrodestra, sarebbe entrato qualche soldo ma, tassando le imprese, avremmo spaventato i mercati”, assicura il vicepremier Tajani che rivendica la mossa dell’Eni come “una vittoria politica di FI”.
Ma anche tra i leghisti c’è chi predica “cautela” sugli extraprofitti, come il presidente della commissione Finanze del Senato Massimo Garavaglia. “A mio avviso la mossa dell’Eni mette fuori gioco l’idea della tassazione degli extraprofitti” delle società energetiche mentre sulle banche, dice, “vedremo”. Potrebbero pure “seguire le mosse dell’Eni, andando autonomamente sulla stessa strada” per “favorire magari il credito alle Pmi”.
Mentre nel giorno del primo decalage sulle accise, il prezzo dei carburanti sale ma non di troppo, fermandosi per il gasolio a 2,357 euro al litro – in autostrada si arriva a 2,439 – l’opposizione continua a martellare sulla mancanza di scelte strutturali. Il leader M5s Giuseppe Conte, ad esempio sottolinea come quella dell’Eni sia stata “una scelta autonoma”. Per poi chiedersi: “Il governo dov’è? Sì preoccupa di altro e distrae i cittadini ma i rincari sono quotidiani”.
Video Tajani: ‘Sui carburanti vince linea FI, dialogo invece di tasse’
“Ci si preoccupa di altro – aggiunge – si distrae l’attenzione all’opinione pubblica ma purtroppo i cittadini le famiglie e le imprese sono alle prese con i problemi materiali del rincaro del caro bollette, del caro carburante tutti i santi giorni”. Anche le associazioni sono perplesse: “Ci sorprende il tempismo con cui Eni mette in campo l’iniziativa, forse per testimoniare che qualcosa si può fare, proprio in contemporanea con il dibattito sugli extraprofitti delle compagnie e società petrolifere” sottolinea l’Adoc chiedendo “misure strutturali”.
“Per noi è tempo di pensare ad una vera riforma del mercato energetico italiano”. In questo clima aleggia sempre la minaccia degli autotrasportatori di uno sciopero contro il ‘caro-gasolio’ che potrebbe avere un effetto devastante. Che il clima sia turbato lo dimostra anche una mobilitazione nazionale che parte dal Mezzogiorno per chiedere uguaglianza sulle tariffe rc auto e interventi strutturali contro il caro carburanti.
Piazza del Carmine a Napoli si è riempita questa mattina di migliaia di cittadini per la manifestazione promossa dal Comitato ‘Assicuriamoci di essere tutti uguali’, cercando di trasformare una battaglia nata in Campania in una protesta destinata a proseguire nel resto del Paese.
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