La politica deve essere sempre al servizio del bene comune e la gente deve essere ascoltata e non essere considerata semplicemente destinataria di decisioni prese dall’alto. La buona politica torna nelle parole di Papa Leone XIV che oggi ha incontrato i membri del Partito Popolare Europeo. Il Pontefice cita i fondatori dell’Europa, e tra loro Alcide De Gasperi, e lancia un appello contro i “populismi” ed “elitismi” che affliggono quella politica urlata e pervasa da slogan che poi non sa risolvere i problemi della gente.
Il Papa ha incontrato anche gli insegnanti di religione cattolica e li ha invitati a comprendere i ragazzi che sembrano “apatici” ma che invece spesso nascondono grandi sofferenze. Il Pontefice ha messo anche in evidenza l’importanza di insegnare religione a scuola perché “la vera laicità non escluda il fatto religioso”.
Il Vaticano ha poi diffuso i programmi dettagliati delle prossime visite del Papa in Italia (Pompei-Napoli, Acerra, Pavia-Sant’Angelo Lodigiano e Lampedusa) e ha annunciato una “visita pastorale” all’università La Sapienza di Roma giovedì 14 maggio. Leone XIV si recherà nel più antico ateneo romano dopo l’incidente della mancata visita di Benedetto XVI nel 2008. Nel gennaio di quell’anno Ratzinger era stato invitato dall’allora rettore Renato Guarini all’inaugurazione dell’anno accademico.
Questo aveva suscitato la reazione di 67 docenti, tra cui il futuro premio Nobel Giorgio Parisi, che portò Ratzinger a rinunciare all’invito. Da allora sono passati quasi due decenni e molte cose sono cambiate. La rettrice Antonella Polimeni mette in evidenza che la visita di Leone “rappresenta un messaggio di pace e speranza, in un momento storico attraversato da tensioni e conflitti”.
Tornando all’incontro con i parlamentari europei del Ppe, il Papa ha sottolineato che “il popolo non è soltanto un soggetto passivo, destinatario delle proposte e decisioni politiche. Esso è anzitutto chiamato ad essere soggetto attivo, compartecipe di ogni azione politica. La presenza in mezzo alla gente e il suo coinvolgimento nel processo politico è il migliore antidoto ai populismi che ricercano solo facile consenso e agli elitismi che tendono ad agire senza consenso: due tendenze diffuse nel panorama politico odierno”.
Invitando i politici a riscoprire la propria “eredità cristiana”, Leone XIV ha tracciato una sorta di decalogo: “Essere cristiani impegnati in politica richiede di avere uno sguardo realistico, che parta dai problemi concreti delle persone, che anzitutto si preoccupi di favorire condizioni dignitose di lavoro che favorisca l’ingegno e la creatività delle persone di fronte ad un mercato sempre più spesso disumanizzante e poco appagante; che consenta di vincere la paura, apparentemente molto europea, di costituire una famiglia e avere figli, di affrontare le cause profonde della migrazione, avendo cura per chi soffre, ma anche tenendo conto delle reali possibilità di accoglienza e integrazione nella società dei migranti”, ha indicato Leone invitandoli a fare la differenza in una politica sempre più “incapace di rispondere ai bisogni reali delle persone”.
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