L’ultimo tratto della campagna elettorale per la presidenza del Brasile è stato segnato da una sorta di guerra religiosa: del resto domenica il Paese più cattolico del mondo potrebbe per la prima volta eleggere un presidente evangelico, neo-pentecostale. Perché a dividere Lula da Bolsonaro Jr non è solo la politica, l’ideologia, il rapporto con Trump, ma anche la fede.
Un dato molto sentito in un Paese con circa 100 milioni di battezzati cattolici, circa la metà della popolazione, ma dove soprattutto negli ultimi anni s’è registrata una enorme crescita delle chiese evangeliche che oggi rappresentano circa il 26,9% della popolazione. Non è un caso che Lula sia in testa tra i cattolici con il 48% contro il 29%, secondo l’ultimo sondaggio Quaest, mentre Flavio prevale tra gli evangelici con il 46% contro il 27%.
La miccia che ha fatto scoppiare la polemica tra i due gruppi di fedeli è stata la vicenda su Nostra Signora di Aparecida. Prima Globo Tv, poi diversi esponenti del partito di Lula hanno diffuso la notizia che gli evangelici vicini a Flávio Bolsonaro, in caso di sua vittoria, avrebbero declassato la Vergine da patrona del Brasile a semplice protettrice dei cattolici brasiliani. Flavio ha subito reagito violentemente, parlando di fake news e annunciando ricorsi contro i propalatori di questa indiscrezione. Quindi ha addirittura paragonato questa controversia all’accoltellamento subito dal padre nel 2018, arrivando ad accusare la Conferenza dei vescovi brasiliana (Cnbb) di essere dietro questa manovra contro di lui.
Attacco a cui la Chiesa ha replicato piccata: “La menzogna non può essere combattuta con un’altra menzogna: la Conferenza episcopale non ha prodotto, autorizzato né partecipato alla preparazione o diffusione di informazioni false relative all’attuale processo elettorale. Attribuire alla Cnbb la partecipazione alle strutture di produzione o diffusione di disinformazione, senza fatti e prove, influisce ingiustamente sull’istituzione e non contribuisce alla serenità del processo elettorale”.
Detto questo Lula è stato chiaro al riguardo, prendendo molto sul serio la questione: “Sino a quando sarò presidente nessuno potrà toccare la vergine Maria”. Ma al di là delle polemiche verbali, nelle ultime ore si sono registrati atti di vandalismo contro immagini sacre della Nostra Signora di Aparecida in diverse regioni del Brasile, nonché attacchi a luoghi di culto dell’Umbanda, una religione afro-brasiliana, in un clima di crescente intolleranza religiosa. E l’area più progressista della Chiesa brasiliana è sempre più convintache, al di là delle smentite ufficiali, gli evangelici minaccino sul serio la patrona. “Altro che fake news, questa di declassare la Vergine è una storia che viene da lontano”, spiega all’ANSA Júlio Lancellotti, sacerdote pronipote di italiani calabresi noto per il suo lavoro a favore dei senza tetto di San Paolo.
Il sacerdote fa riferimento a un disegno di legge presentato nel 2007 dall’ex deputato Victório Galli per rimuovere il titolo di “patrona del Brasile” a Nostra Signora di Aparecida, trasformandola in “patrona dei brasiliani cattolici romani”.
L’iniziativa è stata accantonata dalla Camera nel 2008. Tuttavia Galli è stato consigliere speciale della Presidenza nel governo di Jair Bolsonaro ed è ora nuovamente candidato a deputato.
“Quindi il progetto può essere rilanciato in qualsiasi momento,” ha aggiunto Padre Júlio, che è già stato bersaglio di persecuzioni da parte dei bolsonaristi per la sua difesa della popolazione senza fissa dimora.
Oggi la Vergine è conservata nel Santuario Nazionale di Aparecida, la seconda basilica cattolica più grande e il più grande tempio mariano al mondo, e la data in suo onore, il 12 ottobre, è festa nazionale nel Paese. “Nostra Signora di Aparecida fa parte della cultura brasiliana, è un fenomeno di religiosità popolare che trascende la Chiesa”, ha spiegato padre Júlio. Ad ogni modo, la designazione di “patrono del Brasile”, come capita con ogni stato al mondo è un titolo “pontificio”, e non dello Stato, che al massimo potrebbe solo sopprimere la festività del 12 ottobre. Tuttavia un gesto in tal senso avrebbe un enorme valore simbolico.
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