Orrore negli Usa, l’esecuzione di Christa Pike fallisce dopo due iniezioni letali – Notizie – Ansa.it


Orrore in America, ancora una volta per mano del boia di Stato.

In Tennessee Christa Pike, una donna di 50 anni condannata a morte quando era diciottenne per l’assassinio di una coetanea e per 30 anni detenuta nel braccio della morte, è sopravvissuta a due iniezioni letali a base di pentobarbital, tra atroci sofferenze. È viva, “ma in condizioni gravi”, e “sta ricevendo cure che le possono salvare la vita”, ha detto uno degli avvocati della donna, Randy Spivey.

Il legale, ha chiesto al governatore Bill Lee di commutare la pena della Pike nell’ergastolo senza sconti di pena. Lee ha già negato una volta questa richiesta.

Ancora un’esecuzione fallita, dunque, che irrompe nella campagna elettorale per le midterm non tanto per riaprire un serio dibattito sulla pena di morte (che negli Usa resta un tabù), ma per dare voce a chi propone il ritorno alla sedia elettrica (la senatrice trumpiana Marsha Blackburn che corre per diventare governatore del Tennessee) e chi invece consiglia di giustiziare Christa davanti a un plotone di esecuzione.

 

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Christa Pike


 

“È la peggiore esecuzione a cui abbiamo assistito, senza precedenti nell’era moderna”, ha detto Robin Maher del Death Penalty Information Center andando indietro fino al 1976, quando la Corte Suprema autorizzò gli Stati Usa a ricorrere all’iniezione letale. In Tennessee, nel cui braccio della morte Christa é stata l’unica donna in oltre due secoli, il boia aveva già fallito quest’anno: nel mese di maggio non riuscì a trovare le vene di Tony Carruthers, un detenuto afroamericano di 57 anni. Dopo circa un’ora e mezza di tentativi l’esecuzione venne annullata. In quel caso il farmaco non fu iniettato, mentre su Pike (che un mese fa aveva chiesto di essere piuttosto impiccata) c’è stata una sorta di accanimento: le due flebo previste dal protocollo sono state somministrate in fretta e furia per tentare di arrivare a chiudere l’esecuzione entro la prevista mezzanotte. Christa tuttavia non é morta. Respirava ancora, rumorosamente, sbatteva le palpebre e, a un certo punto, si é lamentata con il consigliere spirituale: “Il braccio mi brucia, sta per scoppiare. E’ normale che vada così?”. Attimi drammatici che i testimoni ammessi fuori dalla camera della morte non sono riusciti a ricostruire interamente perché, ad ogni intoppo, venivano chiuse le tendine. Ma questo non ha impedito di suscitare lo sdegno nel Paese e nel resto del mondo. L’alto commissario Onu per i Diritti Umani, Volker Turk, ha chiesto al Tennessee di non tentare ulteriormente: “La sofferenza prolungata, fisica e mentale é abominevole’.

Lo stesso governatore del Tennessee, Bill Lee, che lunedì aveva negato la grazia, ha sospeso un’altra esecuzione in programma quest’anno per rivalutare i protocolli falliti. Mentre la candidata Dem al posto di Lee, Jerri Gren, lanciava un appello per la moratoria in nome dei valori “per la vita”. Ma lo shock non ha dissuaso i sostenitori della pena di morte: John Yoo, l’ex collaboratore del giudice della Corte suprema Clarence Thomas, ha chiesto sulla Fox che Pike finisca di fronte a un plotone di esecuzione visto il flop del pentobarbital. Il potente anestetico usato per le esecuzioni è da anni al centro di polemiche. Il Tennessee lo usa come farmaco unico dopo che il tradizionale cocktail a tre (sodio tiopentale, pentobarbital e bromuro di pancuronio) é diventato difficile da ottenere per le restrizioni imposte all’import da Ue e Regno Unito che boicottano le esecuzioni capitali. Ma proprio l’efficacia e la capacità del barbiturico di garantire una morte senza dolore sono da tempo oggetto di contestazioni. In Tennessee, che ha ripreso a usare il pentobarbital l’anno scorso, la legge consente ai condannati prima del 1999 di optare per la sedia elettrica: in cinque dal 2018 lo hanno fatto.

Pike era stata condannata nel 1995 per aver ucciso, con il boyfriend di allora Tadaryl Shipp, la 19enne Colleen Slemmer: un delitto brutale dopo il quale Christa, che aveva spaccato il cranio alla sua vittima con un grosso pezzo di asfalto, ne portò a casa un frammento per ricordo, mentre Taradyl le incise sul petto una stella a cinque punte mentre era ancora viva: un atto che contribuì alla lettura dell’omicidio in chiave satanica. Il ragazzo aveva 17 anni e fu condannato all’ergastolo, mentre a Pike fu comminata la pena di morte senza che venissero prese in considerazione circostanze attenuanti, tra cui le ripetute violenze e gli stupri subite fin da piccolissima: un elemento che in extremis, prima dell’esecuzione, aveva indotto una corte federale a bloccare temporaneamente la mano del boia. Per poi dare, subito dopo, il via libera.

 

 

Video Fallisce l’esecuzione di Christa Pike nel Tennessee, la donna in ospedale

 

 

 

 

 

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