Quattro incidenti mortali sul lavoro in diverse città. Un quinto operaio muore dopo 5 giorni di agonia – Notizie – Ansa.it

Quattro incidenti mortali sul lavoro in diverse città. Un quinto operaio muore dopo 5 giorni di agonia – Notizie – Ansa.it


Da Nord a Sud, una giornata segnata da una serie di tragedie sul lavoro. Vittime un operaio di 54 anni, uno di 34, un giovane lavoratore e un imprenditore edile. Un quinto operaio è morto invece dopo cinque giorni di agonia.

È una drammatica sequenza di incidenti sul lavoro quella registrata oggi, 4 novembre, in diverse località italiane, con quattro persone che hanno perso la vita tra Emilia-Romagna, Veneto, Campania e Puglia.

A San Nicolò, nel Piacentino, un operaio di 54 anni dipendente di Iren è stato travolto da un’auto mentre si trovava all’interno di un tombino per effettuare la lettura di alcuni contatori dell’acqua. L’uomo è morto sul colpo.

A Marghera, nel Veneziano, un lavoratore di 34 anni è morto dopo essere stato colto da un malore mentre operava all’interno di una nave in costruzione nel cantiere Fincantieri. Sono in corso gli accertamenti sulle cause del decesso.

Un’altra vittima a San Leucio del Sannio, in provincia di Benevento, dove un giovane operaio extracomunitario è precipitato da una scala all’interno di un’azienda che si occupa della lavorazione degli inerti e della frantumazione del pietrisco. Inutili i soccorsi del 118.

Infine, a Casarano, nel Salento, ha perso la vita il titolare di una ditta edile, rimasto schiacciato, secondo le prime informazioni, da un cancello. Sui diversi episodi sono in corso indagini e accertamenti per ricostruire la dinamica degli incidenti.

In Fincantieri altri due colti da malore

E’ di un lavoratore morto, di nazionalità romena, e due colti da malore per cause in fase di accertamento, il bilancio dell’incidente avvenuto alla Fincantieri di Marghera (Venezia). Tutti erano impegnati all’interno di una nave in costruzione. Sul posto il Servizio per la prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Ulss 3 e il Nucleo Nbcr dei vigili del fuoco, che ha fatto un campionamento dell’aria per stabilire le cause di quanto accaduto. All’arrivo della prima squadra dei vigili del fuoco inviata dalla sede di Mestre, all’operaio erano già stati prestati i primi soccorsi da parte di altri colleghi presenti in prossimità, e il medico legale successivamente arrivato da Padova ha potuto solo constatarne il decesso. Gli esiti delle verifiche del 115 non sono ancora stati diffusi ma per precauzione tutte le attività nell’area sono state interrotte e i lavoratori allontanati. Sul posto erano presenti anche polizia e carabinieri.

Operaio precipitato in cantiere del Piceno, morto dopo cinque giorni

A cinque giorni di distanza dal grave incidente sul lavoro, è morto ieri all’ospedale regionale di Torrette Tommasino Calvaresi, operaio 70enne, di San Benedetto del Tronto rimasto gravemente ferito il 29 ottobre dopo essere caduto da un’impalcatura di circa tre metri in un cantiere edile ad Acquaviva Picena (Ascoli Piceno). Ricoverato in ospedale, ha lottato per cinque giorni tra la vita e la morte, fino al decesso. “A 70 anni – attaccano Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil per voce dei rappresentanti sindacali Silvio Armillei, Jacopo Lasca e Graziano Gorla- si dovrebbe essere da tempo lontani dalle impalcature e potersi godere il meritato riposo dopo una vita di lavoro. Troppo spesso, però, la pensione non basta e si è costretti a continuare a lavorare, anche quando il peso degli anni rende tutto più difficile”.

I sindaca parlano della “tragica scia di sangue che attraversa il nostro Paese” e chiedono di andare oltre la commozione e la denuncia. “Servono controlli adeguati ed efficaci, capaci di rispondere alla realtà del territorio, dove migliaia di cantieri edili sono aperti ogni giorno. – chiedono – Serve formazione permanente e un impegno concreto di istituzioni, imprese e organi di vigilanza”. “La sicurezza – proseguono i sindacati – non può essere considerata un costo né un adempimento burocratico, ma un diritto fondamentale e una responsabilità collettiva”. La morte di Calvaresi, concludono Armillei, Lasca e Gorla, “è una sconfitta per tutti noi. Non si può morire di lavoro. Non possiamo più accettarlo”

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