Una pioggia di miliardi in più quella che gli italiani hanno dovuto sborsare in questi mesi con i prezzi che hanno preso fuoco dalla guerra in Iran. E l’autunno non lascia ben sperare. A fare i conti sono oggi i consumatori del Codacons, la Cna e la Cgia. La guerra in Medio Oriente sta determinando fortissimi aumenti di prezzi e tariffe in tutti i settori, ma i rincari non colpiscono allo stesso modo tutti i cittadini e il loro impatto cambia di molto a seconda del lavoro svolto e della composizione del nucleo familiare, afferma il Codacons, che ha realizzato uno studio che analizza l’andamento dei prezzi al dettaglio nel 2026 e le ripercussioni per le tasche delle varie tipologie di consumatori.
Sulla base dell’inflazione acquisita dall’Istat per l’intero 2026 e considerata la totalità della spesa annua per consumi delle varie tipologie di famiglie, l’impatto dei rincari scattati dall’inizio del conflitto porterà un pensionato che vive da solo a spendere in totale 667 euro in più rispetto allo scorso anno a parità di consumi (e nell’ipotesi in cui i prezzi si mantengano ai livelli attuali) – spiega il Codacons – Per un single sotto i 35 anni l’aggravio di spesa sarà di 704 euro, mentre una coppia senza figli dovrà mettere in conto 1.167 euro in più a fine anno. Per una famiglia monogenitoriale la spesa annua risulterà più elevata di 976 euro, che salgono a +1.281 euro per una coppia con un figlio e raggiungono i 1.415 euro se i figli a carico sono due.
Ma i rincari di prezzi e tariffe hanno un peso diverso anche a seconda della fonte principale di reddito di una famiglia – rivela il Codacons – In base alla classificazione della condizione professionale del capofamiglia così come definita dall’Istat, un disoccupato si ritroverebbe a spendere a fine 2026 +701 euro, che diventano +936 euro se lo stipendio principale in casa è quello di un operaio, +1.259 euro per un quadro o un dirigente, +1.616 euro per un imprenditore o libero professionista. Dall’inizio del conflitto in Iran – calcola Cna al 30 settembre – il caro energia ha imposto a famiglie e imprese italiane un maggiore esborso stimato in circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio. Il maggiore costo di benzina e gasolio è stimato tra 7,4 e 7,6 miliardi di euro. Seguono l’energia elettrica, con 5,8-6 miliardi, e il gas direttamente consumato da famiglie e imprese, con 3-3,3 miliardi. Il solo mese di settembre ha prodotto un conto aggiuntivo compreso tra 4,6 e 5,2 miliardi di euro, circa un terzo dell’intero aggravio accumulato dall’inizio di marzo. Nei primi quindici giorni l’incremento era stato stimato tra 2,2 e 2,5 miliardi; nella seconda metà del mese si sono aggiunti altri 2,4-2,7 miliardi.
A spingere il conto sono stati soprattutto i carburanti. La benzina ha raggiunto a settembre i valori più elevati dal marzo 2022. Il gasolio ha superato invece il precedente picco della crisi energetica del 2022, stabilendo un nuovo massimo storico nominale nella serie settimanale disponibile dal 1996. Se non bastasse infine la Cgia prevede che nonostante la decisione di Eni e altre compagnie petrolifere di fissare per ottobre un tetto ai prezzi di benzina e diesel, famiglie e imprese italiane spenderanno comunque 1,1 miliardi di euro in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Per l’organizzazione a soffrire di più saranno le grandi aree metropolitane del Paese, con Roma in testa (+68,5 milioni di euro), seguita da Milano (+49,5), Napoli (+39,6), Brescia (+31,2), Torino (+27,8) e Bari (+25,6).
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