La decisione del ministero della Giustizia arrivata a metà pomeriggio conferma le indiscrezioni della vigilia: l’anarchico Alfredo Cospito rimarrà al 41 bis nel carcere di Sassari almeno per altri due anni. Il provvedimento, che era atteso entro il 4 maggio, è stato notificato alla difesa del detenuto che ora presenterà un reclamo al tribunale di sorveglianza di Roma.
La notizia era nell’aria anche perché si incanala in una serie di recenti misure volte a non arretrare di fronte alle rivendicazioni della galassia anarchica: solo pochi giorni fa a Cospito era stata negata la richiesta di ricevere libri e cd in carcere, mentre a inizio aprile ben 91 fermi preventivi erano stati emessi nei confronti degli anarchici radunatisi a Roma per una manifestazione non autorizzata. E ora torna a salire l’allerta: la riconferma del 41 bis potrebbe far alzare nuovamente la tensione e gli apparati di sicurezza non escludono possibili ‘azioni’ di cellule anarchiche nelle prossime settimane, in solidarietà a Cospito.
Un concetto, la necessità di rimanere sempre vigili su questo fronte, già espresso dal prefetto di Roma Lamberto Giannini (“non bisogna mai abbassare la guardia, perfino le scritte sui muri non vanno trascurate” ha detto in un’intervista al Corriere) ma anche dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che recentemente aveva parlato di “minaccia eversiva reale, presente e attiva”. L’asticella si era ulteriormente alzata dopo la morte di due anarchici in seguito a un’esplosione in un casale abbandonato.
Secondo le indagini della Polizia, i due stavano confezionando un ordigno esplosivo. Un evento che potrebbe aver tolto ogni residua possibilità di Cospito in un’attenuazione del regime carcerario, ma dopo il quale la galassia anarchica è tornata a chiedere la fine del 41 bis con ancora più insistenza tramite cortei e sit—in di fronte al ministero della Giustizia. Cospito sta scontando una condanna a 23 anni di carcere per l’attentato alla scuola allievi carabinieri di Fossano nel 2006 e per fatti di terrorismo legati alle azioni della Federazione anarchica informale (Fai-Fri).
Il suo caso era diventato centrale nel dibattito pubblico tra le fine del 2022 e l’inizio del 2023, quando per 182 giorni l’anarchico portò avanti uno sciopero della fame per attirare l’attenzione su come vengono applicate in Italia le condizioni di detenzione nei 41 bis. Per un attimo quell’onda mediatica sembrò avvicinare la fine del carcere duro per Cospito: parere favorevole alla revoca fu dato persino dalla Direzione nazionale antimafia e da alcuni organi di polizia, ma poi la misura venne confermata.
Una vicenda che si incrociò con i palazzi del potere e che costò all’ex segretario alla Giustizia Andrea Delmastro una condanna in primo grado per aver rivelato al compagno di partito Donzelli conversazioni coperte da segreto d’ufficio tra Cospito e altri detenuti al 41 bis; ora Delmastro attende l’appello il 20 maggio, il procuratore generale ne ha chiesto l’assoluzione. I riflettori sul caso Cospito si erano poi progressivamente abbassati, ma è sempre rimasta alta l’allerta delle istituzioni.
Persino la Corte europea dei diritti dell’uomo si era dimostrata poco incline a concedere sconti quando nel 2025 aveva dichiarato “manifestamente infondato” il ricorso dell’anarchico contro il 41 bis: le sue condizioni di salute, avevano sostenuto i giudici di Strasburgo, si erano deteriorate non per la rigidità della detenzione ma per il suo sciopero della fame.
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