Roma, Parigi, Berlino e Londra a Israele: stop agli insediamenti in Cisgiordania – Notizie – Ansa.it


Francia, Germania, Italia e Regno Unito chiedono a Israele di bloccare l’espansione degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania. In una dichiarazione congiunta i quattro Paesi dichiarano che “la decisione del governo israeliano di pubblicare bandi di gara per la costruzione nell’ambito del progetto di insediamento E1 è inaccettabile. L’insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei Territori palestinesi”.

 

Donald Trump apre un nuovo fronte nella guerra contro l’Iran, un isolamento economico senza precedenti per tentare di sbloccare una situazione in stallo. “Nessuno ha offerto alla Repubblica Islamica dell’Iran un’opportunità migliore della mia per raggiungere un accordo. Tragicamente per loro, non l’hanno colta. Pertanto, oggi annuncio l’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese! Si tratterà di una guerra economica e di un isolamento senza precedenti”, ha annunciato il presidente americano su Truth dopo che da giorni si rincorrevano le voci di nuove durissime sanzioni di Washington contro i pasdaran.

Il tycoon ha anche avvertito che “qualsiasi Paese consenta alle proprie istituzioni finanziarie, imprese, aeroporti o enti governativi di offrire all’Iran un’ancora di salvezza dovrà affrontare a sua volta conseguenze economiche tremende”.

Trump si riferisce in particolare al contrabbando di petrolio, i trasferimenti di denaro e le società di facciata fornite da paesi terzi, per lo più Russia e Cina, che in questi anni hanno consentito a Teheran di aggirare le misure occidentali. “Sapete bene chi siete. Sarà un ‘D-Day economico’ e abbiamo bisogno che tutti i nostri alleati si schierino al fianco degli Stati Uniti per isolare e sconfiggere la minaccia rappresentata dall’Iran”, ha insistito The Donald.

“Questi fanatici sono alle corde, queste misure storiche li metteranno in ginocchio, paralizzando la loro capacità di diffondere il terrore nel mondo”. Di quali “misure storiche” si tratti, tuttavia, non è ancora chiaro. Anche perché in questi mesi il segretario al Tesoro Scott Bessent ha varato diverse azioni volte a colpire valuta, società di comodo e intermediari che aiutano i pasdaran a movimentare denaro attraverso il sistema finanziario internazionale.

E allora le ipotesi formulate dagli analisti vanno dal blocco terrestre delle merci alla stretta sulle raffinerie indipendenti cinesi che rappresentano un quarto della capacità di raffinazione di Pechino. Ma circola anche la teoria di un sistema di sanzioni di secondo grado, come ha lasciato intendere anche il tycoon nel suo post, quelle contro chi aiuta a eludere la stretta americana all’Iran come avvenuta in passato contro la Russia. Anche in questo caso le misure colpirebbero soprattutto banche e aziende cinesi, aprendo il fronte di uno scontro con Pechino a un mese dalla visita di Xi Jin Ping a Washington.

Teheran: ‘Il D-Day di Trump sarà un’altra politica fallimentare’

“Il cosiddetto ‘D-Day economico’ è un diversivo per distogliere l’attenzione dalla crisi americana: un debito senza precedenti e tassi d’interesse alle stelle. Insistere su politiche fallimentari non farà altro che portare a ulteriori sconfitte e all’inimicizia degli iraniani. Il terrorismo economico statunitense minaccia l’economia globale e la sovranità mondiale”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. 

Il generale di brigata Hossein Mohebi, portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, minaccia nuove ritorsioni: “La potenza distruttiva delle testate utilizzate nei missili delle Guardie Rivoluzionarie supera di gran lunga i modelli impiegati nelle guerre precedenti e, se dovesse scoppiare una guerra, le nostre armi sarebbero completamente diverse da quelle del passato sotto ogni aspetto. Con lo scoppio di una nuova guerra, useremo armi più distruttive”. 

La notizia è riportata dalla tv di Stato iraniana Irib. “Stiamo facendo progressi giorno dopo giorno nel campo di tutti gli armamenti e stiamo producendo armi più precise, più distruttive e tecnologicamente più avanzate – aggiunge – Se dovesse scoppiare una nuova guerra, le nostre armi sarebbero sicuramente diverse da quelle del passato; questa differenza potrebbe riflettersi nella generazione delle testate, nella precisione del colpo, nella gittata dei missili o in qualsiasi altro campo”. Il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie ha dichiarato che la Repubblica Islamica dell’Iran non ha mai smesso di produrre e sviluppare armi, aggiungendo: “Facciamo progressi ogni giorno e qualsiasi possibilità in tal senso è concepibile”.

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