Spread a 100 e costo-Btp ai massimi, sulla manovra arriva l’effetto-Trump – Notizie – Ansa.it


 Lo spread torna a 100 punti base, col debito globale in fibrillazione per la crisi di Hormuz e quella dei treasury americani. Un segnale di attenzione per il governo, chiamato a un equilibrio complesso fra risorse da reperire per la manovra in un 2027 elettorale, mercati da non sottovalutare, e margini di spesa ristretti dal costo più alto per finanziare il debito. “Come ho sempre detto, bisogna stare molto attenti al debito, per fortuna che siamo stati attenti al debito nei quattro anni precedenti, per fortuna.

Per fortuna”, commenta il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. E’ il clima in cui la maggioranza entra nel vivo della legge di bilancio. Dopo la mancata uscita anticipata dalla procedura Ue per deficit eccessivo, sembrano sparite dai radar alcune delle ipotesi circolate nelle scorse settimane, come l’ampliamento della fascia di partite Iva con flat tax agevolata. Servono coperture e il debito va stabilizzato, visto che si parla di un dato superiore al 138% del Pil l’anno prossimo rispetto al 137,1% del 2025. L’incognita arriva dal nuovo scenario geopolitico imprevedibile della seconda presidenza Trump. I piani di deficit che spingono su 40.000 miliardi di debito pubblico Usa, assieme al petrolio arrivato ieri a quasi 109 dollari che sta spingendo Fed e Bce ad alzare i tassi per fermare l’inflazione, hanno mandato oggi i treasury a 30 anni fino al 5,6% di rendimento.

 

Un massimo dal 2022 che suona l’allarme per Washington e trascina il debito europeo. In particolare la Francia per il suo deficit elevato che ha messo il debito su un trend preoccupante e fatto impennare lo spread oggi a 119. E l’Italia, per un debito che segna record dopo record e resta in cima alla classifica europea. Con la manovra che entra nel vivo, gli entusiasmi dei partiti devono fare i conti con lo spread, arrivato oggi a 100 punti base sulle quotazioni di Borsa italiana (99 sugli schermi Bloomberg) con un rendimento del Btp decennale al 4,59%, un livello che non si vedeva da fine 2023 mentre la Borsa di Milano chiude quasi in parità. Dal primo partito della maggioranza, FdI, minimizzano: è un dato “non consolidato” e “le oscillazioni fanno parte delle dinamiche”. Ma emettere debito costa già di più. E la misura la dà l’asta con cui oggi il Mef ha collocato otto miliardi di Btp, col decennale arrivato a pagare il 4,58%, livello che non si vedeva da tre anni. Ancora a Ferragosto il Btp pagava il 4%: le stime di Prometeia dicono che il costo aggiuntivo di 60 punti base, accumulato in poco più di un mese, ammonta a circa due miliardi di euro di maggiori interessi il primo anno, per poi crescere via via che il debito viene rifinanziato. Tutto ciò su una spesa per interessi che vale già, ogni anno, circa 85 miliardi di euro. Il governo si prepara a svelare la cornice con i numeri chiave che faranno da sfondo alla prossima manovra e che arriveranno con il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp, la vecchia Nadef) atteso venerdì in consiglio dei ministri.

Si guarda con un certo ottimismo alla crescita. I diversi previsori hanno rivisto al rialzo le stime e concordando su un Pil 2026 al +0,8/0,9%. E’ dunque probabile che il +0,6% indicato dal governo ad aprile nel Dfp possa subire un ritocco all’insù. C’è attesa anche per il dato sull’indebitamento del 2026: se, come indicato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo potrà essere centrata nel 2027, l’asticella non dovrebbe allontanarsi troppo dal 2,9% fissato in primavera. Il Dpfp, come previsto dalla risoluzione parlamentare, dovrà contenere anche “l’articolazione delle misure” della prossima legge di bilancio. Nel menù, in cui sembra ormai certa l’estensione del taglio dell’Irpef al 33% ai redditi fino a 60.000 euro, entrerà con molta probabilità anche la flat tax al 5% sugli aumenti retributivi dei giovani, spiega il viceministro Maurizo Leo che pensa a “benefici fiscali” per i datori di lavoro che concedono gli aumenti. Nel capitolo casa si va verso la conferma del bonus al 50% sulla prima abitazione e al 36% sulla seconda, che senza proroga dal 2027 scenderanno al 36% e 30%. In rampa di lancio anche la cedolare secca per i negozi, ma “entro determinati limiti”: per rifarla come nel 2019, al 21% con un tetto di 600 mq di superficie, servono 163,4 milioni.

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