Stasi verso l’uscita dal carcere, ‘sì all’affidamento in prova’ – Notizie – Ansa.it

Stasi verso l’uscita dal carcere, ‘sì all’affidamento in prova’ – Notizie – Ansa.it


Un’udienza, che si è tenuta in gran segreto nel pomeriggio al Palazzo di Giustizia di Milano, e il parere favorevole della Procura generale rendono ora scontata e sempre più vicina, dopo la camera di consiglio e il deposito del provvedimento, l’uscita dal carcere di Alberto Stasi con l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Un percorso naturale per chi, come lui, ha già ottenuto negli ultimi anni prima il lavoro esterno e poi la semilibertà e dunque, di fatto, non dovrà più rientrare nella casa di reclusione di Bollate la sera. Già da più di un anno per tutto il giorno può rimanere fuori per lavorare e coltivare affetti e interessi, seguendo delle prescrizioni.

Stasi, hanno spiegato gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi, “ha diritto, come ogni condannato, alla possibilità di beneficiare della misura alternativa dell’affidamento ai servizi sociali avendo un residuo pena inferiore ai quattro anni. Questo non lo rende ancora un uomo libero e la condanna resta, sia formalmente che sostanzialmente. A noi – chiariscono – interessa che le sentenze abbiano accertato la verità sull’omicidio di Chiara, quanto al percorso rieducativo è appunto il Tribunale di Sorveglianza a doverlo stabilire”.

Un iter, quello sull’affidamento, che è infatti del tutto slegato dal procedimento di revisione del processo e della condanna a 16 anni di reclusione, definitiva dal 2015, per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Delitto che, secondo la nuova inchiesta della Procura di Pavia, ha un altro responsabile, al posto suo, ossia Andrea Sempio, l’amico storico del fratello della 26enne. Dopo che i legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis avranno depositato l’istanza, partirà quel procedimento davanti alla Corte d’Appello di Brescia, in attesa anche delle mosse della Procura generale milanese, con la procuratrice Francesca Nanni e l’avvocato generale Lucilla Tontodonati, a cui i pm pavesi hanno sollecitato la richiesta di revisione.

Intanto, la stessa Procura generale, con la sostituta pg Valeria Marino, si è presentata in aula oggi per dare l’ok all’istanza dei difensori per la scarcerazione e l’affidamento. Davanti al Tribunale di Sorveglianza (presidente Marcello Bortolato) c’era anche l’ex bocconiano, da tre anni ormai anche contabile in una società finanziaria in centro a Milano. Ha risposto, come sempre accade in questi casi, alle domande dei magistrati che di solito vertono sulla vita in carcere, sul lavoro e sui comportamenti dietro le sbarre. A lui, in particolare, ne sono state poste pochissime e l’udienza a porte chiuse è durata circa mezz’ora.

 

 

La pg Marino ha dato parere favorevole, parlando a braccio e sottolineando la buona condotta del 42enne, le relazioni positive dell’equipe del carcere e, in particolare, dell’area educativa, ma anche il comportamento tenuto dal condannato dopo un’intervista televisiva del marzo dello scorso anno, per la quale la Procura generale milanese aveva chiesto di annullare con rinvio il provvedimento con cui Stasi aveva ottenuto la semilibertà nell’aprile 2025. La Cassazione, però, l’aveva confermata.

Sempre la pg ha messo in luce anche il fatto che l’ex bocconiano con rispetto si è presentato davanti ai magistrati, si è dimostrato pronto al confronto e ha avuto un atteggiamento pacato. Tra l’altro, non ha rilasciato più interviste e, sempre secondo il parere positivo, ha accettato la condanna, anche se ovviamente continua, come dall’inizio del giallo di Garlasco, a proclamarsi innocente. E con i proventi della sua attività lavorativa sta risarcendo i familiari di Chiara.

Quando sarà depositato, entro cinque giorni, il provvedimento, dopo la camera di consiglio del pomeriggio per la decisione, Stasi potrà continuare a lavorare e, come avviene in questi casi, per lui si affiancherà anche un percorso di volontariato. Il Tribunale indicherà le prescrizioni, come l’orario di rientro, il fatto che non potrà lasciare l’Italia, né semmai pure rilasciare interviste. Tecnicamente non sarà libero. Finirà di scontare la pena in affidamento, misura alternativa al carcere che può essere revocata se non si rispettano indicazioni e prescrizioni. Il percorso di affidamento dovrebbe durare un paio di anni. Il suo fine pena è previsto, al netto di ulteriori benefici, per il 2028.

 

 

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