Tajani e Metsola al Forum ANSA: ‘Non temiamo le interferenze sul voto alle Europee’ – Altre news – Ansa.it


I contorni del Moscagate restano sfocati, i tentativi di ingerenza politica sono invece una certezza. Una settimana dopo la fragorosa denuncia del premier belga Alexander De Croo sugli eurodeputati assoldati dal Cremlino per diffondere la sua propaganda anti-Ue e anti-Kiev, Roberta Metsola prende per la prima volta la parola a Bruxelles. Ammette che la “minaccia” è reale, ma assicura che sotto la sua guida l’Eurocamera “non ha paura” e sa “come lavorare” per scacciare lo spettro delle trame russe dal voto europeo. Una linea condivisa dal vicepremier Antonio Tajani, convinto che la guerra ibrida di fake news e manipolazione “non condizionerà” l’appuntamento alle urne cruciale per il futuro dei Ventisette. La rassicurazione sul lungo periodo però non basta: per contrastare gli euroscettici, è il monito congiunto, l’Unione dovrà riformarsi. A partire, nella visione del ministro degli Esteri, dall’affidare potere legislativo ai politici scelti dai cittadini.

Le indiscrezioni sui deputati – soprattutto del gruppo di Identità e democrazia – che avrebbero ricevuto soldi dal network propagandistico Voice of Europe – megafono di Vladimir Putin in terra europea con la complicità dell’oligarca ucraino filorusso Viktor Medvedchuk – si rincorrono. Il nome più bersagliato è quello del candidato di estrema destra di Alternative fuer Deutschland (AfD), Petr Bystron, che in patria si difende dalle accuse. Ma se l’inchiesta per il momento resta nelle mani dei servizi di intelligence di sette Paesi – Repubblica ceca e Belgio in testa -, il timore di un terremoto politico è vivo. Al voto mancano ormai “poco più di sessanta giorni e sappiamo qual è la posta in gioco, lo sanno anche quegli attori che si spingeranno non so fino a quale punto per cercare di interrompere il nostro processo democratico”, è l’avvertimento di Metsola lanciato dal forum ANSA sull’Europa che verrà, moderato dal direttore dell’Agenzia Luigi Contu. Una minaccia già affrontata “in passato”, riconosce la presidente dell’Assemblea, e che “abbiamo visto tornare in questi ultimi giorni”.

 

 

Parole che richiamano i primi momenti dello scoppio del Qatargate, quando l’inchiesta – finita oggi a sua volta sotto esame per i metodi della giustizia belga – sembrava potesse mettere a rischio la tenuta dell’intera architettura Ue. Quel che è certo però, è il richiamo di Tajani, è che “in tanti cercano di condizionare l’opinione pubblica, e ci saranno tentativi anche per le Europee”. Anche per questo, scandisce il vicepremier, servirà “più Europa, da un punto di vista politico e militare”. Ma anche legislativo, dando all’Eurocamera “lo stesso potere che hanno gli altri Parlamenti del mondo”.

Un tavolo di riforme che potrà partire, nella visione di Metsola, solo convincendo gli elettori – soprattutto i giovani – a recarsi alle urne e a scegliere la sponda europeista. Le geometrie delle alleanze tra i gruppi politici restano però ancora tutte da disegnare. Con il rebus dell’unione tra i Popolari guidati da Manfred Weber e i Conservatori della premier Giorgia Meloni ancora tutto da sciogliere, alle forze progressiste guarda il Movimento 5 Stelle. “Sull’Ucraina i Verdi hanno posizioni più vicine a Giorgia Meloni che alla nostra”, è l’indicazione della capogruppo all’Eurocamera, Tiziana Beghin.
Il dialogo con la famiglia verde è dunque congelato. E il futuro del Movimento in Europa si deciderà dopo il voto. Quando restano aperte “nuove possibilità”. 

 

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