Ucraina, Russia: disponibilità a dialogare con la Francia. Ma Parigi smentisce – Europa – Ansa.it


Il ministro della Difesa russo Serghei Shoigu e il suo omologo francese Sebastien Lecornu hanno discusso della possibilità di colloqui sul conflitto ucraino. Lo riferisce il ministero russo dopo la telefonata tra i due ministri. “È stata rilevata la disponibilità al dialogo sull’Ucraina. I punti di partenza potrebbero basarsi sull’iniziativa di pace di Istanbul”, ha affermato il ministero. “Riguardo alle precedenti dichiarazioni dell’Eliseo sull’invio di militari francesi in Ucraina, Shoigu ha sottolineato che l’attuazione di questi piani causerà problemi alla stessa Francia”, si legge nella nota citata dalla Tass. 

La Francia smentisce di aver espresso una “disponibilità a dialogare” con Mosca della guerra in Ucraina nel colloquio telefonico tra i ministri della Difesa francese Sebastien Lecornu e russo Serghei Shoigu. Lo riferisce una fonte del governo di Parigi all’Afp. Il ministro russo ha affermato nella telefonata di “essere pronto a riprendere il dialogo sull’Ucraina” ma “la Francia non ha accettato né proposto alcunché” su questo tema, ha sottolineato l’entourage di Lecornu, smentendo le affermazioni di Mosca secondo cui i due ministri si sarebbero mostrati “disposti a dialogare” sulla guerra.

 

A Bruxelles, dopo il Consiglio Europeo di guerra del mese scorso, si replica al quartier generale della Nato con una ministeriale Esteri che guarda al futuro e mette sul piatto una radicale trasformazione della gestione del conflitto. Perché il sostegno all’Ucraina deve essere “prevedibile” e articolato “sul lungo periodo”. Basta dunque con i “contributi volontari” di breve durata e largo a una “istituzionalizzazione” in ambito Nato dello sforzo bellico.

Il cambio di passo coincide con i drammatici appelli che, sempre più spesso, provengono da Kiev. Alcuni alti ufficiali, ad esempio, sostengono che la tenuta del fronte sia ormai “a rischio” e che Mosca potrebbe presto “sfondare” in certi settori.

Il segretario generale Jens Stoltenberg ha dunque spronato gli alleati a fare di più e, soprattutto, ad accettare un cambio qualitativo dal punto di vista (per così dire) amministrativo. Ovvero ponendo sotto il comando Nato il formato di Ramstein sinora guidato dagli Usa, dato che il “99% delle forniture militari all’Ucraina” viene assicurato dagli alleati. Non solo.

Poiché a Kiev servono “risorse fresche” e in fretta, il segretario generale ha confermato di aver proposto la creazione di un fondo di assistenza miliardario che si sviluppi nell’arco dei prossimi cinque anni. Stoltenberg non ha voluto fornire cifre ma diverse fonti diplomatiche – come anticipato dall’ANSA – hanno confermato che si sta parlando di circa 100 miliardi di euro sulla base di contributi proporzionali al Pil di ogni Paese. “Mosca deve capire che non può raggiungere i suoi obiettivi sul campo di battaglia e così accettare un negoziato che riconosca l’Ucraina come nazione sovrana e indipendente”, ha spiegato Stoltenberg.

Il negoziato è solo agli inizi e l’orizzonte temporale per arrivare a delle decisioni pratiche è quello del summit di Washington, in calendario a luglio. La formula con cui calcolare i contributi di ogni alleato al fondo di assistenza militare potrebbe essere quella del bilancio Nato – per l’Italia si tratterebbe dunque dell’8,7%, ovvero 8,7 miliardi di euro – ma non si escludono altre opzioni, come una percentuale flat del Pil (il bilancio Nato è infatti diverso dalle spese in difesa, la Germania ad esempio contribuisce per il 16%, con una quota pari a quella degli Usa). Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato che l’Italia è “favorevole” alla proposta, che “politicamente” è stato espresso essenzialmente il via libera ma anche che, ora, si dovrà “entrare nei dettagli, tecnici e giuridici”.

 

Si tratta ad ogni modo di un dibattito tutto interno all’Alleanza, a Kiev non interessa da dove arrivano i quattrini, purché arrivino. La carenza di munizioni e di missili per la contraerea è giudicata ormai “critica”. “Sappiamo che gli ufficiali ucraini al fronte devono prendere decisioni difficili ogni giorno, razionando le munizioni, con la costante preoccupazione che finiscano”, sottolinea un alto funzionario della Nato. “E come lo sappiamo noi, lo sanno i russi: è difficile combattere così un conflitto di attrito”, aggiunge la fonte, precisando tuttavia che non vi sono segnali d’intelligence sulla capacità di Mosca di mettere a segno “operazioni significative” senza una nuova “massiccia mobilitazione”.

In Ucraina il sentimento è nettamente più fosco. “Non c’è nulla che ci possa aiutare in questo momento perché non ci sono tecnologie serie in grado di compensare la grande massa di truppe che la Russia probabilmente ci scaglierà contro”, assicura a Politico un gruppo di ufficiali legati al comandante destituito Valery Zaluzhny. Quindi si torna al punto di partenza. L’Ucraina reggerà l’urto, in attesa di nuovi aiuti occidentali? “Siamo l’unico Paese al mondo che si difende da attacchi di missili balistici quasi ogni giorno: tutte le batterie Patriot disponibili ci devono essere consegnate al più presto”, esorta allora il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, a Bruxelles per partecipare alla ministeriale Nato.

 

 

 

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