Un passeggero cerca di fermare l’aggressore sul volo FlyDubai, la foto con il sangue sulla t-shirt – Notizie – Ansa.it


La prima immagine diffusa sui social dopo che l’aereo di FlyDubai in emergenza è atterrato in Arabia Saudita mostra un passeggero con la camicia macchiata di sangue. L’uomo è intervenuto per separare il pilota e il copilota nella cabina di pilotaggio.

 


 

   

 

Le testimonianze: ‘Stavamo precipitando, pensavo fosse finita’

“Sangue ovunque, paura e terrore”. I 180 passeggeri che si trovavano a bordo del volo FlyDubai hanno vissuto attimi di forte angoscia, che sono sembrati interminabili. Tante le testimonianze drammatiche che raccontano i lunghissimi minuti dopo aver realizzato quello che stava accadendo in cabina di pilotaggio tra il panico per la brusca perdita di quota quando l’aereo ha perso oltre 15 mila piedi di altitudine in meno di un minuto e la concitazione per bloccare l’aggressore e salvare il comandante ferito.

“Ci sono stati momenti in cui eravamo certi che fosse arrivata la fine”, ha raccontato a Channel 12 uno dei passeggeri. “Abbiamo sentito urla e grida, poi abbiamo visto che la cabina di pilotaggio veniva aperta e c’era del sangue”.

Un altro passeggero, Musaev Shota, che di professione fa il dentista, ha raccontato a Ynet di essersi precipitato verso la cabina di pilotaggio dopo aver sentito le urla, e di aver aiutato a immobilizzare il presunto aggressore. “Ci sono andato per colpirlo”, ha spiegato il medico, precisando di aver prestato soccorso al capitano che sanguinava copiosamente: “Se non fossimo intervenuti, non staremmo parlando con voi. Non ho aspettato. Ho capito che qualcosa non andava e poi sono scattato”.

Shota è uno dei tre passeggeri che si sono precipitati verso la cabina di pilotaggio appena accortisi di quello che stava accadendo. Hanno immobilizzato e bloccato il copilota. Ci hanno messo almeno una ventina di minuti, hanno riferito raccontando di aver usato il filo delle cuffiette per immobilizzarlo.

Almog Itali ha raccontato a Sky News i momenti in cui l’aereo ha perso quota: un salto “molto brusco”, simile a quello di un “rollercoaster”, prima di riprendersi “molto rapidamente”, stabilizzandosi “dopo alcuni lunghi secondi. “Mi è sembrata un’eternità, ma credo sarà stato due o tre minuti, durante i quali l’aereo ha continuato a precipitare e a roteare, ci stavamo per schiantare. Ho pensato: è finita. È tutto finito. L’11 settembre sta accadendo di nuovo”, ha raccontato Daniel ricostruendo la dinamica: “All’inizio ho sentito una colluttazione proveniente dalla cabina di pilotaggio. La porta era leggermente socchiusa e ho visto un tentativo di spingere fuori qualcuno. Poi tre israeliani che erano seduti dietro di me sono venuti a vedere cosa stava succedendo, e improvvisamente l’aereo ha iniziato una picchiata. Ho capito poi quello che era accaduto e che altri due piloti, che viaggiavano tra i passeggeri, sono intervenuti prendendo il controllo dell’aereo e portandoci in salvo”.

Tzvika Manes, Ceo della società di Barak Capital, ha confermato al quotidiano israeliano Calcalist di essere stato tra i passeggeri che hanno neutralizzato l’aggressore dopo che il copilota aveva accoltellato il pilota. “È stato un evento traumatico di proporzioni incredibili. Mia moglie era vicina alla cabina di pilotaggio perché nostra figlia era in bagno. Improvvisamente ha sentito delle urla provenire dall’interno. Insieme ad altre due persone siamo entrati e abbiamo preso il controllo del terrorista”. Un intervento immediato che lo ha lasciato “coperto di sangue’.

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