L’agente: ‘Mi scuso per le frasi con la famiglia di Fakir e con la polizia’ – Notizie – Ansa.it

L’agente: ‘Mi scuso per le frasi con la famiglia di Fakir e con la polizia’ – Notizie – Ansa.it


“Voglio scusarmi con la famiglia di Abderrahim Fakir e con il mio corpo di appartenenza per le frasi inaccettabili che ho pronunciato”. Lo dice all’ANSA, in raccordo con il suo difensore, avvocato Gabriele Bordoni, uno dei due poliziotti intervenuto la mattina del 19 luglio in via Svevo a Pilastro. Il riferimento è alle frasi registrate dalla bodycam e trascritte agli atti, dove l’agente dice, tra, l’altro, “Se schiatta ci divertiamo”, parlando del 42enne marocchino che di lì a poco sarebbe morto e per cui ora è in corso un’indagine.

“Quelle scuse il poliziotto le fece già due mesi addietro, parlandone con me come difensore, quando emersero quelle frasi dall’ascolto della body-cam; erano espressioni frutto della concitazione, della stanchezza e della grande emozione per quello che aveva vissuto, trattandosi di un ragazzo molto giovane. Ma ciò non toglie che non si addicano ad un servitore dello Stato e che impongano quelle scuse che ora vengono doverosamente ribadite pubblicamente”, aggiunge l’avvocato Bordoni.

Appena la volante “Bolognina” arrivò in via Svevo al Pilastro, il 19 luglio alle 12.12, per l’intervento su Abderrahim Fakir, i poliziotti chiamarono la propria centrale chiedendo prima un’ambulanza (alle 12.13), descrivendo un uomo “molto agitato”, con tagli sulle braccia e poi, tre minuti dopo (12.16), chiesero anche un’automedica, spiegando che l’uomo “non si riesce neanche ad avvicinare”. Ma in quel momento le ambulanze, fu risposto, erano occupate. È quanto emerge dalle registrazioni delle telefonate, trascritte agli atti e finite nella consulenza medico legale disposta dalla Procura di Bologna, depositata nelle scorse ore.

Dopo la richiesta di automedica dai due poliziotti alla propria centrale, da questa partì una seconda chiamata alla centrale del 118, dove però non si fece riferimento alla richiesta specifica di un medico: “Salve, abbiamo parlato poco fa, il soggetto è molto, molto agitato… giusto per informarla di questo”. “Va bene – fu risposto – appena possibile mando un’ambulanza, adesso non ce l’ho”.  L’intervento di un’ambulanza fu di nuovo sollecitato dagli agenti sul posto 12 minuti dopo, alle 12.25: “Mi fai accelerare un’ambulanza se possibile, me la solleciti?”, le parole di uno dei due alla centrale dopo che Fakir aveva gettato contro di loro una bottiglietta d’acqua e sputato. “Eh Bolognina – la risposta – io ti ho detto, non c’hanno ambulanze, più che chiamarli due volte, non possiamo fare altro”. Risposta del poliziotto: “Sta iniziando a degenerare la situazione”. L’ambulanza della Croce Rossa, con a bordo i soccorritori volontari, arrivò poi alle 12.30. All’intervento era stato dato dalla centrale un codice “Sierra 5 Verde”: soggetto psichiatrico in strada, codice verde. Un codice, per la consulenza medico legale, non appropriato in quanto non aderente a quanto stava succedendo in via Svevo: l’operatore del 118 avrebbe dovuto approfondire meglio la situazione clinica. L’atterramento di Fakir da parte dei due agenti risale alle 12.31, con la colluttazione durata circa sei minuti. L’automedica arrivò alle 12.54, la morte fu constatata alle 12.57. 

“Come Regione Emilia-Romagna abbiamo immediatamente attivato un audit interno e una verifica rispetto a quello che è accaduto” dopo la morte di Abderrahim Fakir, deceduto il 19 luglio scorso al Pilastro nel corso di un intervento di polizia. Lo afferma il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, commentando le notizie sulla perizia relativa alla morte del 42enne, che evidenzierebbe alcune criticità nell’intervento dei sanitari del 118. “Per commentare la perizia devo leggerla, finora abbiamo appreso le notizie dai giornali – precisa de Pascale – Davanti a un caso come questo tutti, a prescindere da quelle che saranno le valutazioni della magistratura, devono chiedersi cosa si poteva fare di più e di meglio”. Il presidente distingue quindi tra gli eventuali profili penali e le verifiche sull’organizzazione sanitaria. “C’è un aspetto penale sul quale non entro, perché sono molto rispettoso delle prerogative della magistratura. Ma c’è anche una dimensione dell’organizzazione sanitaria. Davanti a ogni evento avverso, soprattutto quando porta alla morte di una persona, le strutture sanitarie dell’Emilia-Romagna si mettono in discussione e verificano fino all’ultima virgola cosa si doveva fare, cosa si poteva fare, cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato”. “Questo lavoro è stato avviato fin dal primo giorno, indipendentemente dall’attività della magistratura”, conclude de Pascale.

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